Porto, godersi il sole ed un buon vino lungo il Douro

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Quarta e ultima tappa del nostro viaggio in Portogallo dopo Lisbona, Sintra e Cabo da Roca, Porto ci ha accolte con un clima già più mite ma con un sole sempre vivo. Arroccata sulla collina che si eleva sopra il fiume Douro, Porto è una città affascinante ricca di intricati vicoli e stradine e di storie da raccontare.

Porto vista da Vila Nova de Gaia

Le cose da vedere in città sono tante, ma l’importante è munirsi di buona volontà per camminare: anche Porto, come Lisbona, ha continui saliscendi che provano gambe e fiato, ma ripaga con viste davvero incredibili. In ogni caso ci sono anche ascensori e teleferiche che connettono magistralmente la città.
Porto, che dà il nome non solo al Portogallo ma anche al famoso vino (il Vinho do Porto) che viene prodotto con le uve della valle del Douro, si può dividere fra città alta e città bassa, è attraversata dal fiume Douro e comprende anche Vila Nova de Gaia, la parte al di là del fiume dove si trovano quasi tutte le cantine.

stazione di Sao BentoLe attrazioni di Porto sono numerose, e molte di queste sono visitabili liberamente o visibili dall’esterno. Nella parte alta della città si possono ammirare opere come la Sé, la cattedrale della città, una chiesa romanica del XII-XIII secolo intrisa di gotico e barocco, la decoratissima chiesa di Santa Clara, la chiesa di Cedofeita, la chiesa di Sant’Ildefonso e la chiesa dos Clerigos con la torre più alta di tutta Porto.

Merita una visita anche la stazione dei treni, la Estação de São Bento: l’ingresso è meravigliosamente decorato da azulejos che narrano i momenti più importanti della storia del Portogallo e la vita popolare di un tempo.
Passeggiando lungo la pedonale Rua de Santa Catarina, la via principale della città alta con negozi e bellissimi palazzi ricoperti di azulejos, si giunge anche al mercato coperto di Bolhão, che purtroppo era chiuso il 1 novembre quando siamo passate noi: qui si può fare incetta di golosi prodotti portoghesi.

Libreria Lello e IrmãoVa assolutamente messa in conto anche una visita alla Libreria Lello e Irmão, una bizzarra libreria che potrebbe aver ispirato J. K. Rowling per la sua saga su Harry Potter, quando la scrittrice insegnava inglese in città. La curiosa libreria è ricoperta di libri di ogni tipo alle pareti, ha una buffa scala al centro ed un carrello per trasportare volumi che corre su binari da una parte all’altra del negozio. L’ingresso costa 3 €, ma acquistando un libro il prezzo del biglietto viene decurtato (sì, ci sono libri per ogni lingua😉 ). L’attesa per entrare potrebbe essere lunga: se si acquista il biglietto online si riceve automaticamente un orario d’ingresso, ma il biglietto costa 2 € in più. Eh sì, il tempo è denaro!

Scendendo nella parte bassa della città si incontra il maestoso Palacio da Bolsa: il palazzo può essere ammirato al suo interno solamente con una visita guidata, che vale la pena anche solo per il magnifico salone arabo, una sala interamente decorata con stucchi e intagli in legno.

La parte più pittoresca di Porto è proprio qui, sulle rive del Douro: è il quartiere della Ribeira, con scorci caratteristici e tanti locali per assaggiare i piatti tipici. Ci sono anche piccole panetterie e pasticcerie dove acquistare e gustare il cibo di strada locale, davvero economico e gustoso.

Tante strade caratteristiche della Ribeira, come la più antica Rua dos Mercadores o l’elegante e bellissima Rua da Flores, portano a Praça da Ribeira, la meravigliosa piazzetta della città bassa con le sue case multicolori addossate l’una all’altra.

Praça da Ribeira

La vulcanica Praça da Ribeira

Casa da MusicaUn po’ fuori dal centro storico di Porto, ma che merita una visita (magari guidata), si trova la Casa da Música, un moderno edificio costruito nel 2001 in occasione della candidatura della città di Porto come Capitale Europea della Cultura e strutturato appositamente per la diffusione ad hoc delle onde sonore. Oggi è la principale sala da concerto della città, nonché la sede istituzionale di tre differenti orchestre di Porto.

Un suggerimento per approfittare delle possibilità di Porto: l’ufficio informazioni, che si trova vicino alla Cattedrale della Sé, propone convenienti pacchetti comprensivi di visite guidate, piccole escursioni in battello sul Douro e visite libere alle cantine con assaggi di vino Porto. Fateci un salto anche solo per prendere una cartina della città e valutare le varie opzioni di visita.
Noi non ci siamo fatte mancare nulla, e assieme al biglietto del Palacio da Bolsa abbiamo preso anche quello per fare un rilassante giro in battello lungo il fiume e due degustazioni nelle cantine.

I battelli si prendono sulla riva del Douro, di fronte a Vila Nova de Gaia e ai suoi rabelos, le tipiche imbarcazioni che un tempo erano usate per trasportare il vino Porto dalle colline alla città. Grazie al tour in battello, senza spiegazioni ma ugualmente piacevole, abbiamo scoperto i numerosi ponti di Porto, in primis il ponte Dom Luís I, realizzato dall’ingegnere belga Téophile Seyrig, collaboratore di Eiffel, ed il ponte ferroviario Dona Maria Pia, progettato dallo stesso Eiffel. Un tempo sul Douro si ergeva anche il Ponte sospeso D. Maria II, chiamato anche Ponte Pênsil, che aveva sostituito il primo ponte permanente, il ponte das Barcas, un vero e proprio ponte di barche realizzato nel 1806 che crollò appena tre anni dopo quando la popolazione fuggì disperatamente dall’invasione delle truppe napoleoniche.

vista da Vila Nova de Gaia

Attraversato il ponte Dom Luís I si giunge nel quartiere di Vila Nova de Gaia, regno delle cantine del vino Porto. In queste cantine il vino viene semplicemente lasciato ad invecchiare in grandi botti, perché il procedimento per far fermentare il Porto viene bloccato al suo stadio iniziale con l’aggiunta di alcool, per questo i lieviti che normalmente trasformano l’uva in alcool non possono agire ed il vino risulta naturalmente dolce.
vino PortoDurante le visite guidate si assiste quindi solo al procedimento dell’invecchiamento del vino, ammirando le distese di botti e bramando il momento della degustazione.

Noi abbiamo visitato velocemente la cantina Porto Cruz (magnifica la vista dalla terrazza dell’Espaço Porto Cruz!) e la cantina Quevedo, incluse nel nostro biglietto, mentre abbiamo dedicato più tempo ed apprezzato maggiormente la cantina Offley: con appena 4 € abbiamo partecipato alla visita guidata ed alla degustazione di tre vini. Ci sono infatti diversi tipi di vino Porto: il Bianco, fresco e fruttato, il Ruby, che richiama già nel nome il suo colore rosso rubino, il Tawny, più invecchiato in botti di grandezza diversa tra loro, ed il Vintage, il più pregiato, sia per la qualità delle sue uve sia per il lungo invecchiamento (anche 40 o 50 anni).

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Dopo aver assaggiato il vino, bisogna assolutamente gustare anche la cucina locale! Delle tante specialità gastronomiche di Porto, non potevo fare a meno di provare la famosa Francesinha, un abbondante piatto ipercalorico a base di due fette di pane bianco farcite, nell’ordine, con bistecca di maiale, prosciutto e salsiccia. No, non è finita qui: il tutto è avvolto in uno strato di formaggio fuso, annaffiato con salsa alla birra e servito su un letto di patatine fritte. Boom!
artisti di stradaPer concludere in dolcezza (e con il colesterolo alle stelle) si deve provare uno dei tanti dolci nati in convento a base di uova, come il Toucinho do Céu, un dolce con zucchero, uova e mandorle.

Porto, da molti definita una città dal fascino decadente, a noi è sembrata allegra e piena di colore.
Non era l’effetto del Porto, davvero: grovigli di strade piene di negozietti, case colorate in successione come in un arcobaleno, azulejos alle pareti di chiese, stazioni e trattorie… e ancora la solarità degli artisti di strada, la semplicità della cucina locale e il suono delle chiacchiere in portoghese.
Anche stavolta credo che il mio sarà solo un arrivederci. Até logo, Porto! 😉

Porto di notte

Lisbona, la città dove l’autunno sembra estate

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Un dedalo di vie e vicoli che si inerpicano sulle sette colline della città, tram colorati di un giallo e rosso accesi che sferragliano a pochi centimetri dalle case e dai passanti, chiese, muri e locali ricoperti di azulejos meravigliosi: questa è Lisbona, una città dal fascino incredibile che ho visitato a fine ottobre. Nonostante il calendario mi ricordasse che eravamo già ad autunno inoltrato, il clima che mi ha accolta era a dir poco estivo: quasi 30 gradi, un paradiso per me che sono freddolosa🙂

tram 28 a Alfama

A Lisbona ho trascorso 3 giorni in compagnia di un’amica che è come una sorella, soggiornando con Airbnb da una simpatica ragazza francese che ha scelto dopo l’Erasmus di rimanere qui: ecco la mia guida per visitare questa splendida città, che si snoda lungo il fiume Tago su sette colli, proprio come Roma.

La prima giornata va dedicata ad esplorare il centro storico: noi ci siamo spostate rigorosamente a piedi, pur sapendo che la città è tutta un continuo saliscendi. Questa particolare conformazione urbanistica rende la città ancora più bella tra ripidi vicoli, scalinate, discese vertiginose e punti panoramici che regalano viste spettacolari. Le attrazioni sono tantissime, ma molte possono essere ammirate da fuori oppure sono gratuite. Sì, Lisbona è una perfetta meta low-cost!😉

Praça do ComércioDall’allegra Praça Martim Moniz, dove si trovano diverse fontane e bar all’aperto e su cui si affacciava il nostro alloggio, ci siamo dirette verso la Baixa, il cuore del centro storico ed uno dei pochi quartieri in piano che si sviluppa con strade ad angolo retto tra il Rossio e Praça do Comércio. La curiosa struttura regolare del quartiere è dovuta alle conseguenze del terribile terremoto del 1° novembre 1755, ossia uno tsunami che 40 minuti dopo la tremenda scossa si abbatté sulla parte bassa di Lisbona, cancellandone il quartiere. Il Marchese Pombal fece quindi riedificare la Baixa con una pianta a scacchiera, rispettando le norme antisismiche dell’epoca. Oggi la zona è il centro delle attività commerciali, e le varie strade prendono il nome dalle corporazioni di Lisbona o dai metalli preziosi. Qui si può passeggiare nelle grandi piazze come il Rossio, o Praça de Dom Pedro IV, su cui si affacciano antichi palazzi, o la Praça do Comércio, meravigliosa piazza con eleganti edifici che è collegata alla Baixa tramite un monumentale arco di trionfo, l’Arco Triunfal da Rua Augusta. Qui si trova anche un grande ufficio informazioni dove fare incetta di mappe e suggerimenti.

Le Ruinas do CarmoSempre nel quartiere della Baixa si trova l’imponente Elevador de Santa Justa, un ascensore del 1898 con cabine di legno e ottone che porta direttamente e senza troppa fatica al quartiere del Chiado, uno dei quartieri storici di Lisbona che un tempo era luogo di ritrovo di scrittori ed intellettuali come il poeta Fernando Pessoa. La sua statua in bronzo sta comodamente seduta all’esterno dello storico Café La Brasileira, dove abbiamo bevuto un ottimo caffè con un dolcetto locale.
Si può girovagare tra piazza Largo do Chiado e Rua Garrett, ammirando i teatri del quartiere come il Teatro da Trindade e il Teatro Naciónal de São Carlos, fino ad arrivare alle rovine del Convento do Carmo, risalente al 1389. Un tempo era la più grande chiesa gotica della città, poi il terremoto del 1755 la distrusse. Fu lasciata così proprio a memoria della tragedia, ed oggi ospita rappresentazioni teatrali all’aperto.
Sempre nel Chiado si trova la barocca Chiesa de São Roque, che all’interno è ricoperta di marmi, ori, dipinti e azulejos.

Dal Chiado ci si arma di buona volontà e si sale al Barrio Alto. Noi ci siamo state nel pomeriggio, prendendo parte ad un free walking tour guidato da Rafael, un ragazzo gentile e molto preparato. Per evitare le salite si può prendere l’Elevador da Glória in Praça dos Restauradores, l’importante è non perdersi la meravigliosa vista sulla città dal Miradouro de São Pedro de Alcantara.
Un altro Miradouro (punto panoramico) da cui godere di una vista mozzafiato sul Tago e sul Ponte 25 Aprile è quello de Santa Catarina e quello da Graça.

Miradouro da Graça

La vista dal Miradouro da Graça

Un altro punto panoramico sulla città è il Castello di São Jorge, vuoto al suo interno, per cui abbiamo deciso di non visitarlo. Il Forte domina il pittoresco quartiere dell’Alfama, unico quartiere rimasto praticamente indenne durante il terribile terremoto del 1 novembre 1755, e a mio avviso il più bello di tutta Lisbona. I suoi vicoli stretti e tortuosi fanno scoprire la Lisbona più autentica, tra chiacchiere di simpatiche signore portoghesi, negozi di artigianato locale e improvvisati tentativi di fado, la musica popolare tipicamente lisboeta. La cosa più bella qui è perdersi tra le viuzze e le piazzette e scoprire pittoreschi angoli nascosti.

Alfama

Uno scorcio dell’Alfama

Girovagando siamo arrivate al Monastero de São Vicente de Fora, con un bellissimo ingresso pittoresco. Al suo interno si trovano diversi chiostri, tutti rivestiti di meravigliosi azulejos che raccontano la vita della città di Lisbona nel 1600.
azulejosDall’ultimo chiostro si entra in un pantheon di antiche tombe, con la statua della madre piangente. Al primo piano invece si trova una raccolta unica di azulejos che raccontano 38 favole di La Fontaine, mentre salendo ancora si accede ai tetti ed alle terrazze, dalle quali si gode di una vista incomparabile a 360 gradi su tutta Lisbona. Dietro al complesso si trova campo Santa Chiara, che ospita la Feira da Ladra, il mercato delle pulci. Sempre in questo quartiere si trova la Cattedrale di Sé, una chiesa romanica costruita al posto di una grande moschea moresca, per simboleggiare il trionfo della cristianità sulla dominazione araba.

Per visitare la parte alta senza troppa fatica ed in una maniera altrettanto pittoresca siamo salite sullo storico Tram 28, che è un normale tram del trasporto pubblico. Merita una corsa sulle sue carrozze gialle e bianche seduti sulle panche in legno, ma bisogna salire presto per evitare le folle e le file infinite di turisti in coda alle fermate, possibilmente prendendo il Tram 28 dal capolinea, situato in Largo Martim Moniz. Un viaggio completo fino a Campo Ourique dura circa 40 minuti ed attraversa i quartieri di Baixa, Alfama, Barrio Alto e Graça: tantissime attrazioni si raggiungono a piedi dalle varie fermate del Tram 28, quindi si può anche considerare di utilizzarlo con un biglietto giornaliero dei trasporti e pianificare diversamente il proprio itinerario. Il tram passa con una frequenza di circa 10 minuti, ma non è l’unica linea di eléctricos ancora funzionante: ci sono anche la linea 15, 18, 25 e 12, che compie all’incirca lo stesso percorso del Tram 28, mentre la linea 15 conduce a Belém.

artista di strada

Artisti di strada… e di spiaggia!

Abbiamo dedicato il secondo giorno a Belém, l’antico borgo di pescatori ricco di meravigliosi monumenti storici ed artistici in stile manuelino, che si trova a circa 6 km a nord del centro salendo lungo la costa.
Mosteiro dos Jerónimos

Proprio da questo quartiere, un tempo comune autonomo, partì nel 1497 la spedizione di Vasco de Gama che lo portò a scoprire la via delle Indie.

Qui si possono ammirare il Palácio Nacional de Belém, il Monumento alle Scoperte o Padrão dos Descobrimentos e la Torre de Belém, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità: costruita nel 1515 con funzioni di difesa, mescola stili diversi come il gotico, il bizantino e il manuelino.

Un’altra meraviglia architettonica è il Mosteiro dos Jerónimos, costruito per celebrare l’impresa di Vasco de Gama, che è seppellito all’interno del monastero assieme agli scrittori Fernando Pessoa e Luìs de Camões. Anche qui l’architettura manuelina la fa da padrona, con un meraviglioso porticato interno ed il refettorio che per secoli ha ospitato i Geronimi, monaci che assistevano e confortavano i marinai.

Torre de Belém

Noi siamo arrivate a Belém giusto in tempo per fare colazione nella storica pasticceria Antiga Confeitaria de Belém, dove abbiamo finalmente gustato i famosi pastéis de Belém, ossia pasticcini di pasta sfoglia riempiti di morbida crema cotta al forno. La pasticceria è famosa per aver custodito e tramandato la ricetta dei pastéis de nata, chiamati pastéis de Belém se prodotti da questa pasticceria, direttamente dai monaci Geronimi, e perché sforna in continuazione i pastéis più buoni di tutta Lisbona.
Pastéis de BelémSeguendo i consigli delle guide, ci siamo sedute ad un tavolino, evitando la coda per comprare i pasticcini da asporto e gustando i pastéis serviti ancora tiepidi: la sala interna è meravigliosa, interamente decorata da azulejos bianchi e azzurri, ed i camerieri cordiali sono velocissimi.

Terminate le visite, prima di riprendere il tram verso Lisbona abbiamo pranzato da Pão Pão Queijo Queijo, un localino in cui un giovane team multiculturale prepara velocemente ricchi ma economici panini e insalate d’asporto o da gustare al piano superiore, tra piastrelle dipinte con proverbi locali.

Per terminare l’argomento cibo, non si può non assaggiare le tipicità locali, come il Bacalhau à Brás, baccalà sfilettato ed amalgamato con cipolla, uova, patate, olive nere e prezzemolo, e concludere il pasto con la Ginjinha, il liquore all’amarena che noi abbiamo apprezzato nelle coppettine in cioccolato del minuscolo locale Ginginha do Carmo.

Il terzo giorno abbiamo preso il treno dalla bella stazione di Rossio e siamo andate a Sintra, a 30 km da Lisbona, ammirando tutto il giorno i suoi magnifici palazzi e castelli, per terminare poi la giornata e la nostra avventura a Lisbona nel punto più a ovest d’Europa, a Cabo da Roca, ammirando un tramonto speciale.

Sintra, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, è stata in passato la zona di villeggiatura di re, nobili e ricchi borghesi: palazzi stravaganti, coloratissimi e sfarzosi dall’atmosfera quasi fiabesca si amalgamano ad una natura rigogliosa. Se tornassi indietro nel tempo (o se tornerò a Sintra in futuro), probabilmente dedicherei più tempo a questa zona, davvero bella ma impegnativa in quanto a tempo ed a risorse economiche: ogni castello ha un suo biglietto d’ingresso, piuttosto costoso, ed è impossibile visitarli tutti in una giornata. Noi abbiamo preferito prendere il biglietto dell’autobus hop on-hop off, che ci ha permesso di raggiungere 3 palazzi da fuori (purtroppo se non si visitano sono difficili anche solo da ammirare) e di raggiungere Cabo da Roca in serata.

Sintra

Il centro di Sintra

Nel centro di Sintra, che vale la pena visitare per il suo intricato dedalo di stradine pittoresche, si trova il Palacio Nacional de Sintra, un palazzo medioevale con due curiosi comignoli. Ci sono poi il coloratissimo Palácio Nacional da Pena con il suo ampio parco, il Castelo dos Mouros con le sue rovine, la villa ottocentesca Quinta do Regaleira circondata da giardini stravaganti, e ancora il Palácio de Seteais, il Palácio de Monserrate e la Baia di Cascais.

faro a Cabo da RocaA soli 18 km da Sintra all’interno del parco naturale di Sintra-Cascais si trova Cabo da Roca: in questo luogo apparentemente desolato si trovano solo un faro a picco sull’oceano, un promontorio con alte falesie ed un monumento in pietra che segna il punto più a ovest del continente europeo. Un tempo si pensava che qui finisse il mondo! Seduta sulle falesie del promontorio con lo sguardo rivolto all’orizzonte ho ripensato alla frase del poeta portoghese Luís Vaz de Camões incisa sul monumento, “Qui… dove la terra finisce e comincia il mare”, riflettendo su quanto l’uomo abbia scoperto nel corso dei secoli attraverso i viaggi e le esplorazioni, affrontando spesso la paura dell’ignoto.

Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa…

Anche se il tempo in questa giornata è stato piuttosto tiranno, sfuggendoci troppo velocemente, siamo riuscite ad arrivare a Cabo da Roca in tempo per goderci un tramonto mozzafiato: l’emozionante epilogo della nostra prima tappa in Portogallo.

tramonto a Cabo da Roca

Viaggiatore, qual è la tua Itaca?

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Sono ormai passati alcuni mesi da quando un amico inaspettato mi ha fatto scoprire questa poesia speciale. Ed ora, alla vigilia di un viaggio tanto atteso (è nei miei #TravelDreams del 2015, ma ho riportato fedelmente la meta anche in quelli del 2016) e ancora da vivere, mi ritrovo a condividerla qui e a dare spazio ai mille pensieri che affollano la mia mente quando sto per partire.

Il viaggio per me è un desiderio costante, è una fame insaziabile, è una necessità profonda. Per questo la poesia di Konstantinos Kavafis mi ha toccata particolarmente: il viaggio di Ulisse funge da metafora della vita e racconta una verità che fa quasi paura. Non dobbiamo avere fretta di giungere a destinazione e alla nostra Itaca, ma dobbiamo semplicemente goderci il viaggio (e la vita) per esplorare il mondo, crescere e cambiare.
Se poi la meta si rivela deludente non importa: è proprio grazie ad Itaca che ci siamo messi in viaggio, e la destinazione sarà la causa di tante belle esperienze vissute lungo il cammino.
Più profondamente, ognuno di noi deve coltivare un sogno, uno scopo, una meta nella propria vita, sapendo che non importa come e quando si raggiungerà la propria destinazione, perché ciò che conta è come si affronta il viaggio per raggiungerla.

Buon viaggio.

 

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Itaca, Konstantinos Kavafis

grand canyon

Il magico mondo delle Piante e Animali perduti di Guastalla

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Uno strano nome per una fiera, no? “Piante e Animali Perduti” è la festa della biodiversità che si celebra ogni anno alla fine di settembre a Guastalla. Le vie del piccolo centro storico si riempiono di bancarelle di frutta e fiori, e per tutto il paese si spande un profumo speciale, mentre nella corte di Palazzo Ducale, al centro della fiera, risuonano le voci dei bimbi stupiti che provano i giochi di una volta ed i versi dei simpatici animali da cortile che animano la manifestazione. Piante e Animali Perduti infatti non è una classica fiera, perché si svolge proprio tra le stradine del centro, che diventa completamente pedonale per ospitare la fiera a cielo aperto, a cui si può accedere con un modestissimo biglietto di 3 euro.

La festa di Piante e Animali Perduti è un fine settimana che promuove la conoscenza della biodiversità, facendo avvicinare i visitatori al mondo rurale ed alla cultura del giardino e sensibilizzandoli al rispetto dell’ambiente ed a nuovi stili di vita, grazie alla presenza di specie vegetali e animali tradizionali o a rischio estinzione ed alla valorizzazione della cultura rurale e delle tradizioni pastorali.

artigianatoPiante e Animali Perduti, giunta quest’anno alla XX edizione, è un tripudio di colori, profumi e sapori: le vie e piazze del centro ospitano una ricchissima mostra mercato con varietà tradizionali di frutti, fiori, ortaggi e sementi ed anche diverse razze di animali rurali. Sotto i portici secenteschi e nelle vie del centro i piccoli produttori e gli espositori mettono in mostra prodotti eno-gastronomici, biologici, tipici e dimenticati ma anche manufatti artigianali e vintage. La fiera dedica una sezione speciale all’artigianato di qualità ed un’altra alle gastronomie sconosciute d’Italia ed agli antichi sapori, con specialità agroalimentari italiane, presidi Slow Food e le genuine prelibatezze del territorio (ne cito solo alcuni nominando il Parmigiano-Reggiano, l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia ed il lambrusco… ho già l’acquolina in bocca!).

Animazioni, giochi, incontri, laboratori per riscoprire arti antiche e giochi di una volta ed attività per bambini fanno da cornice ad un evento che ha davvero il sapore della genuinità, con quasi 500 espositori che per un fine settimana portano a Guastalla il loro lavoro e la loro passione, cercando di trasmetterla ai numerosi visitatori. Le diverse attività in programma, molte delle quali dedicate ai più piccoli come la “fattoria” nel giardino di Palazzo Ducale, stimolano una giusta consapevolezza per rispettare la natura e gli animali e per preservare l’equilibrio sulla terra.

artigianato in mostra nel cortile interno di Palazzo Ducale

L’artigianato in mostra nel cortile interno di Palazzo Ducale

Guastalla è un piccolo comune della provincia di Reggio Emilia da sempre legato alla storia del fiume Po, una cittadina da non perdersi a pochi chilometri da Mantova, Parma e Reggio Emilia. In città sono diversi i luoghi che ospitano la manifestazione, dal Palazzo Ducale con il suo cortile interno ed il bel giardino esterno fino alle diverse piazze del centro storico. Per due brevi intensi giorni Guastalla si trasforma in un vero Eden, con colori e profumi inebrianti di fiori di ogni tipo che guidano lungo i vicoli del centro tra piante rare, acquatiche, a fioritura autunnale o piante aromatiche officinali. Ci si incuriosisce di fronte ad alberi di frutti antichi dai sapori unici e ormai dimenticati, si guarda con stupore e divertimento le mostre pomologiche di centinaia di frutti poco noti del territorio, i funghi “buoni” e quelli velenosi, i peperoncini piccanti provenienti da ogni parte del mondo.

peperoncini

Piante e Animali Perduti è un’ottima occasione per visitare la cittadina gonzaghesca di Guastalla e le sue attrazioni, come Palazzo Ducale, piazza Mazzini con il monumento a Ferrante I Gonzaga, il Municipio e la cinquecentesca Concattedrale di San Pietro Apostolo, il teatro, la biblioteca e la torre civica.

piazza centrale

La piazza centrale accoglie piante di ogni tipo. Sullo sfondo, Palazzo Ducale

Sul fronte del rinascimentale Palazzo Ducale un occhio attento può scorgere uno stemma con tutti i simboli della città: il leone rampante dei Gonzaga, il toro rappresentativo della famiglia Torello che aveva acquistato la contea e poi il ducato, il biscione visconteo ed il cane dei Canossa. Nella piazza di fronte, un monumento celebra Ferrante I Gonzaga, sovrano della Contea di Guastalla dal 1539, mentre li accanto si erge il Duomo di Guastalla, che ha riaperto i suoi battenti lo scorso 2 ottobre dopo una lunga ristrutturazione.

Girovagando per le bancarelle del centro storico si può giungere ad un curioso incrocio, chiamato “Croce del Volterra“: se fate attenzione, noterete alla fine di ogni via la presenza di una chiesa. Da est verso ovest, verso i quattro punti cardinali, si trovano la chiesa di San Carlo (o delle Agostiniane), quella di Santa Maria dei Servi (o Santa Maria Annunciata), il Duomo ed infine la chiesa del Santissimo Crocifisso (o delle Cappuccine), in una sorta di percorso dei punti principali della vita di Gesù.

biblioteca MaldottiUn’altra chicca di Guastalla è il neoclassico Teatro comunale Ruggero Ruggeri, che ad una prima occhiata può sembrare piccolo, ma ha ben 450 posti. Poco distante, passeggiando lungo i portici quattrocenteschi di corso Garibaldi, la più antica via della città, si giunge alla Biblioteca Maldotti: fino agli anni ’70 era la biblioteca pubblica del paese, mentre oggi è una biblioteca di conservazione, con oltre 100.000 volumi di ogni tipo perfettamente conservati. Ancora qualche passo in centro e ci si troverà di fronte all’imponente Torre Civica, detta “Campanón”, risalente al diciottesimo secolo: è una delle torri nate come punto di riferimento del territorio, con i suoi 40 metri d’altezza.

Per un pranzo gustoso non serve andare troppo lontano: l’Osteria del Principe è un ristorante che offre piatti della tipica cucina emiliana allestito ad hoc per Piante e Animali Perduti, proprio nel centro della fiera. I prezzi sono popolari ed i piatti buonissimi: io ho fatto fatica a scegliere tra tutte le proposte del menù! C’è chi ha provato ad assaggiare le rane fritte, io però non ce l’ho fatta.
Sparsi per il centro di Guastalla ci sono tante altre osterie e ristoranti con varie proposte enogastronomiche, per soddisfare anche i palati più esigenti.

formaggi

Piante e Animali Perduti è un evento particolare, una manifestazione che dà valore alle piccole cose di ogni giorno: semi, fiori, frutti che utilizziamo nella quotidianità, ma anche quelli che usavano i nostri nonni, e quelli che forse tra non molto scompariranno. Tutti i piccoli produttori e gli artigiani che prendono parte a questa grande festa di Guastalla contribuiscono a mantenere vivi l’amore per la biodiversità e la cura delle tradizioni e a non lasciarli scomparire nell’oblio del tempo e della storia, facendoli riscoprire ad affezionati visitatori e nuovi curiosi che in questi due giorni affollano le vie del centro.

L’appuntamento è a Guastalla l’ultimo fine settimana di settembre: segnatevelo già in agenda per l’anno prossimo ed intanto seguiteli online sul sito, Facebook ed Instagram!😉

Scoprire ecologicamente San Gimignano e la Toscana

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Se penso alla Toscana riesco già a vedere le distese infinite di campi di girasoli, terra brulla e vigneti che si alternano all’infinito. La Val d’Elsa e la Val d’Orcia, in particolare, hanno paesaggi da cartolina, colori unici, ambienti speciali… che andrebbero mantenuti così, in tutta la loro meraviglia, anche in futuro.
Naturalmente il turismo è arrivato anche in questi territori e, anche se indubbiamente le zone ne hanno beneficiato dal punto di vista economico, lo stesso non si può dire dell’ambiente, che subisce l’inevitabile impatto e l’inquinamento degli spostamenti turistici. Io però sono riuscita ad esplorare San Gimignano e Volterra in maniera ecologica, e potreste farlo anche voi: vi spiego come!🙂

San Gimignano e le sue torri

San Gimignano e le sue torri

San Gimignano è un meraviglioso borgo medievale dove vivono poco più di 7.000 abitanti, ma che in estate si anima particolarmente richiamando grazie alla sua bellezza oltre 20.000 visitatori al giorno. Per ridurre l’inevitabile impatto turistico sul territorio, Peugeot ha dotato il Comune di San Gimignano di alcune e-bike e di auto elettriche iOn, che possono essere utilizzate per esplorare la cittadina ed i suoi dintorni.

Una volta arrivati a San Gimignano, basterà dirigersi da Galerie Peugeot e parcheggiare l’auto: da qui ripartirete alla scoperta del territorio con mezzi ecosostenibili.

Galerie PeugeotGalerie Peugeot è l’unico museo al di fuori della Francia dedicato alla storia di questa casa automobilistica, con una rara collezione di bellissime auto storiche. È proprio qui che ho scoperto che la prima auto elettrica marchiata Peugeot risale addirittura al 1941: nata da una necessità (il carburante all’epoca era frazionato), venne usata principalmente dai medici durante la seconda guerra mondiale.
A partire da quest’estate Galerie Peugeot ha deciso di ampliare i servizi a disposizione dei turisti e dei viaggiatori, che possono noleggiare veicoli ad impatto ambientale zero per visitare San Gimignano ed i magnifici borghi vicini in modo rispettoso e completamente ecologico: 2 auto iOn 100% elettriche per viaggi brevi o a medio raggio ed una serie di biciclette a pedalata assistita per muoversi tra le vie del borgo.

E-bike PeugeotCosì con una e-bike si riesce a salire e scendere senza fatica per tutto il borgo di San Gimignano e nelle colline circostanti, un territorio ricco di saliscendi che con una normale bicicletta o con una mountain bike potrebbero risultare impegnativi, specialmente per chi non è allenato. Con la e-bike invece ci si muove senza fatica, cambiando la marcia del motore elettrico e pedalando appena a seconda della durezza della salita.

A bordo di una macchina elettrica invece si può scorrazzare per le colline toscane, senza preoccuparsi di danneggiare questi borghi incastonati nel tempo e nella storia. Con la Peugeot iOn infatti si scivola silenziosamente tra borghi e colline, quasi in sintonia con la natura toscana, perché quest’auto non produce né rumore né emissioni. All’inizio non vi accorgerete nemmeno di averla accesa!🙂 In più è facile e comoda da guidare, ed è compatta ma pratica per 4 persone che vogliono spostarsi assieme (e ridurre così ulteriormente l’impatto ambientale). La batteria ha un’autonomia di circa 150 chilometri, e si ricarica mentre si decelera o si frena. Quando è scarica, è sufficiente collegarla alle colonnine elettriche distribuite sul territorio per fare il pieno e ripartire! Per trovare le colonnine, c’è la app gratuita Next Charge, con cui individuare la più vicina carica disponibile.
La scelta di un’auto elettrica è l’ideale per chi si sposta poco ma costantemente, come i pendolari, ma anche per i viaggiatori che vogliono muoversi liberamente tra i borghi toscani senza impattare su questi paesaggi mozzafiato con l’inquinamento acustico o dello smog.

Peugeot iOn in Toscana

Proprio a bordo della iOn siamo arrivate a Volterra, dopo poco più di mezz’ora che si trascorre guardando con stupore il paesaggio fuori dal finestrino. Volterra è un altro magnifico borgo con un centro storico di origine etrusca, come testimoniano l’Acropoli, la Porta all’Arco, la Porta Diana e una gran parte della cinta muraria. A questi si alternano gli edifici medievali come la Cattedrale, la Fortezza Medicea ed il Palazzo dei Priori, nel cuore di Volterra. Nel borgo ci si muove a piedi, lasciando l’auto in uno dei parcheggi che circondano le mura.

Volterra, Toscana

Volterra al tramonto

Un’altra mezz’ora di divertimento con la iOn e siamo di ritorno a San Gimignano: anche qui nel centro storico si entra a piedi o in bicicletta, mentre l’auto resta in uno dei parcheggi esterni alla cinta muraria.

San GimignanoNon stupisce che San Gimignano faccia parte dei siti Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO: il borgo è rimasto intatto nel suo aspetto due-trecentesco e custodisce edifici storici di rara bellezza. Famosa per le sue torri medievali, che svettano nel panorama toscano rendendola visibile anche a chilometri di distanza, la città custodisce diversi gioielli architettonici e scorci unici.

Nel periodo d’oro comunale le torri e case-torri presenti a San Gimignano erano addirittura 72, mentre oggi ne restano 16. La torre più alta è quella del Podestà, detta anche Torre Grossa, di 54 metri, mentre la più antica è la torre Rognosa (51 metri).
Per comprendere meglio la cultura del luogo ed il carattere “bellicoso” degli abitanti, si può risalire al regolamento del 1255 che vietò ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa, all’epoca la più alta: le due famiglie più importanti della città non persero l’occasione per dimostrare la propria potenza e fecero costruire due torri poco più basse ma quasi della stessa grandezza.

Un’altra torre degna di nota è la torre Campatelli, recentemente riaperta grazie al FAI, mentre altri edifici da non perdere sono la Chiesa Collegiata (o Duomo) con le pareti interamente affrescate e con la Loggia del Battistero, la Chiesa di Sant’Agostino ed i suoi numerosi affreschi, la Piazza della Cisterna, il Palazzo vecchio del Podestà, la Spezieria di Santa Fina, le Fonti medioevali e le Mura di San Gimignano con le sue porte d’accesso, le rocche ed i bastioni.

Hotel Villasanpaolo

La vista su San Gimignano dalla sala dell’Hotel Villasanpaolo, dove ho soggiornato

Queste terre così ospitali possono essere visitate in molti modi, ma la maniera migliore è con rispetto. Per questo l’ideale è parcheggiare la propria auto ed utilizzare i mezzi ecosostenibili messi a disposizione da Peugeot, un modo per muoversi in queste terre senza impattare sull’ambiente.

VolterraQualche info in più:

  • il noleggio di un’auto elettrica alle Galerie Peugeot ammonta a 40 € al giorno, ma il prezzo giornaliero scende se si noleggia la vettura per più giorni;
  • con 10 € in più si ha l’opzione “full included” con possibilità di avere una macchina carica e pulita ogni giorno;
  • per trovare la colonnina elettrica più vicina c’è la app Next Charge che informa sulle colonnine disponibili, quelle occupate e quelle in manutenzione: è completamente gratuita e si può scaricare per Android, Apple e Windows;
  • le e-bike di Peugeot appartengono al modello eC03.100 con assistenza elettrica alla pedalata, cambio Shimano Nexus a 7 rapporti e sistema Walk Assist e USB per collegare i dispositivi portatili del ciclista;
  • per assaggiare i golosi piatti della tradizione toscana a San Gimignano, due posti speciali sono La Mandragola ed il Ristorante Trattoria Chiribiri: proprio in quest’ultimo ho mangiato questi deliziosi pici con ragù di verdure e speck che sembrano un quadro, con dentro tutti i colori della Toscana.

Pici toscani

In viaggio contromano

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Con questo post rispolvero la mia rubrica sui libri che parlano di viaggi, raccontando di una storia speciale, un viaggio unico di una coppia a bordo di un vecchio camper che mi ha fatta sorridere ed emozionare.

“In viaggio contromano” di Michael Zadoorian è la storia del viaggio di Ella e John, due ultra ottantenni che partono a bordo di un vecchio Leisure Seeker ed attraversano l’America da Est a Ovest, lungo la mitica Route 66. Come non pensare al viaggio fatto lo scorso anno in compagnia di mio padre? Mentre leggevo le loro avventure ripensavo con un pizzico di nostalgia alle nostre, anche se il contesto era certamente diverso.

copertina in viaggio contromanoElla e John sono due anziani pieni di problemi di salute ma con una voglia irrefrenabile di ripartire. Ancorati a vecchi ricordi di viaggio dal sapore famigliare, decidono di ripartire per un ultimo grande viaggio, che vogliono godersi fino in fondo date le loro precarie condizioni di salute. Partono da Detroit e puntano dritti verso Disneyland, percorrendo tutta la Route 66 e divertendosi come pazzi tra cocktail, diapositive guardate su un vecchio lenzuolo, strani incontri e tante emozioni.

È Ella a raccontare in prima persona tutto il viaggio e le mille avventure, oltre a tenere aggiornato il lettore sulle sue varie malattie e sulle volte in cui il marito si dimentica di lei a causa dell’Alzheimer. Insieme però formano una coppia forte e si aiutano l’un l’altra, come fossero un’unica persona. Nonostante questo, nessuno si sarebbe mai sognato di lasciarli partire, men che meno i loro due figli, ma Ella e John se ne fregano e partono in un grande viaggio “contromano”, un ultimo viaggio on the road teneramente insieme.

Leggendolo, mi sono appuntata le frasi che mi facevano riflettere e che secondo me rendono bene lo spirito del romanzo: le condivido anche qui, per dare un assaggio di questo viaggio unico dentro e fuori la storia raccontata.

“È bello, così, è bello tacere. Parlare rovinerebbe tutto. Per un attimo, potrei piangere dalla felicità. È per momenti come questo che amo tanto viaggiare, la ragione per cui ho sfidato tutti. Noi due insieme, come siamo sempre stati, senza parlare, senza fare niente di speciale, semplicemente in vacanza. Lo so che niente dura, ma anche quando ti rendi conto che qualcosa sta per finire, puoi sempre voltarti indietro e prendertene ancora un po’ senza che nessuno se ne accorga.”

“Ed eccolo lì, nell’immagine successiva, il bouquet di foglie sul tavolo, e mi rendo conto che è questo il problema delle fotografie. Dopo un po’, non capisci più se stai pescando nella tua memoria o nella memoria della fotografia. O forse la fotografia è l’unico motivo per cui ti ricordi di certo momento. (No, mi rifiuto di crederlo).”

“Penso a quello che ha detto l’uomo nel baretto degli hot dog. Aveva ragione. Noi siamo gente che resta. Restiamo nelle nostre case, finiamo di pagare il mutuo. Restiamo sui nostri posti di lavoro. Lavoriamo trent’anni, torniamo a casa e continuiamo a restare. Restiamo finché non siamo più in grado di tagliare l’erba, e crescono le piante nelle nostre grondaie, finché i figli dei vicini pensano che le nostre case siano infestate dai fantasmi. Ci piace stare dove siamo. Credo che sorga spontanea la domanda: e perché mai viaggiamo?
Può esserci soltanto una risposta: viaggiamo per apprezzare casa nostra.
Sia che lavori fuori, sia che ti occupi dei bambini e della casa, le tue giornate tendono necessariamente a diventare ripetitive. Invecchiando, vuoi questa costanza, la desideri. I tuoi figli non capiscono. Cerca in continuazione di cambiare tutto, sostituire proprio le cose che tu trovi familiari e confortanti, come la tua automobile simpaticamente ammaccata, o il bollitore che traballa quando l’acqua bolle. Ma la costanza può trasformarsi in una trappola. Fa parte del restringimento del tuo mondo, la visione a tunnel della vecchiaia. Con la conseguenza che non sempre riesci a riconoscere un momento perfetto, o a metterti nelle condizioni perché arrivi. Oppure a volte i momenti perfetti arrivano e tu nemmeno te ne accorgi.
Per questo hai bisogno di viaggiare.

Per dirla con le parole della controcopertina, “In viaggio contromano” è

Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

Il finale non è per nulla scontato, ma non ve lo voglio svelare: questo libro è da gustare dalla prima all’ultima pagina.

Lacio Drom (Buon Viaggio)

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Non so come, non so quando, non so perché… ma è arrivato settembre. Un mese strano, settembre, quasi un giro di boa, non solo perché compio gli anni ma anche perché il mondo sembra riprendere un suo ritmo dopo la lentezza soleggiata dell’estate.

“Settembre è il mese del ripensamento, sugli anni e sull’età, dopo l’estate porti il dono usato della perplessità, della perplessità… Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…  canta il grande Guccini in “La canzone dei dodici mesi”: quante volte ho canticchiato questa strofa pensando a quanto sia vera! Ma oggi ho un’altra canzone in testa, che mi culla dolcemente e fa iniziare col ritmo giusto questo nuovo periodo di lavoro, impegni e alcune opportunità🙂

Lacio Drom è una canzone dei Litfiba che significa “Buon Viaggio” in lingua romanes (l’idioma del popolo Rom) ed infatti è proprio un augurio di buon viaggio, di buon cammino, con la giusta musica che sappia darci la carica per affrontare le salite quotidiane e le nuove avventure che porta con sé questo periodo.

 

La strada dove finisce
Senza piedi userò le mani mani
Fino alla pista che non esiste
La cavalcherò sui venti e gli uragani

Regina di periferia
Con gli occhi della rabbia e dell’arcobaleno
Che non conoscono la destinazione
E che mi dicono buon viaggio Lacio Drom
Uh ti porterò… Uh ti prenderò

La strada che non ha strisce
Sarà la rotta sotto questa luna
Coi suoi problemi e coi suoi compromessi
E che ogni volta non ritrovi mai la stessa
Uh ci porterà… Uh Zingara… Uh ti porterò…

Ti porterò nei posti dove c’è del buon vino
E festa festa fino a mattina
Sirena con due occhi grandi come la fame
Balla balla e poi lasciami qui
Uh ih uh ih Lacio Drom

La strada che non finisce mai
Senza piedi userò le mie mani
E tutta l’arte di un equilibrista
Per trovare un altro mondo
Per noi due… Noi due

E faccia faccia con la porta della paura
Senza lacci senza cintura
Sirena con due occhi grandi come la fame
Guarda guarda io sono quaggiù

Ti porterò nei posti dove c’è del buon vino
E festa festa fino a mattina
Sirena con due occhi grandi come la fame
Balla balla e poi lasciami qui
Uh ih uh ih Lacio Drom
E festa festa, fai festa festa…
Fai festa festa festa festa
Nella tua testa
Uh ih uh ih Lacio Drom

Lacio Drom, Litfiba