In viaggio contromano

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Con questo post rispolvero la mia rubrica sui libri che parlano di viaggi, raccontando di una storia speciale, un viaggio unico di una coppia a bordo di un vecchio camper che mi ha fatta sorridere ed emozionare.

“In viaggio contromano” di Michael Zadoorian è la storia del viaggio di Ella e John, due ultra ottantenni che partono a bordo di un vecchio Leisure Seeker ed attraversano l’America da Est a Ovest, lungo la mitica Route 66. Come non pensare al viaggio fatto lo scorso anno in compagnia di mio padre? Mentre leggevo le loro avventure ripensavo con un pizzico di nostalgia alle nostre, anche se il contesto era certamente diverso.

copertina in viaggio contromanoElla e John sono due anziani pieni di problemi di salute ma con una voglia irrefrenabile di ripartire. Ancorati a vecchi ricordi di viaggio dal sapore famigliare, decidono di ripartire per un ultimo grande viaggio, che vogliono godersi fino in fondo date le loro precarie condizioni di salute. Partono da Detroit e puntano dritti verso Disneyland, percorrendo tutta la Route 66 e divertendosi come pazzi tra cocktail, diapositive guardate su un vecchio lenzuolo, strani incontri e tante emozioni.

È Ella a raccontare in prima persona tutto il viaggio e le mille avventure, oltre a tenere aggiornato il lettore sulle sue varie malattie e sulle volte in cui il marito si dimentica di lei a causa dell’Alzheimer. Insieme però formano una coppia forte e si aiutano l’un l’altra, come fossero un’unica persona. Nonostante questo, nessuno si sarebbe mai sognato di lasciarli partire, men che meno i loro due figli, ma Ella e John se ne fregano e partono in un grande viaggio “contromano”, un ultimo viaggio on the road teneramente insieme.

Leggendolo, mi sono appuntata le frasi che mi facevano riflettere e che secondo me rendono bene lo spirito del romanzo: le condivido anche qui, per dare un assaggio di questo viaggio unico dentro e fuori la storia raccontata.

“È bello, così, è bello tacere. Parlare rovinerebbe tutto. Per un attimo, potrei piangere dalla felicità. È per momenti come questo che amo tanto viaggiare, la ragione per cui ho sfidato tutti. Noi due insieme, come siamo sempre stati, senza parlare, senza fare niente di speciale, semplicemente in vacanza. Lo so che niente dura, ma anche quando ti rendi conto che qualcosa sta per finire, puoi sempre voltarti indietro e prendertene ancora un po’ senza che nessuno se ne accorga.”

“Ed eccolo lì, nell’immagine successiva, il bouquet di foglie sul tavolo, e mi rendo conto che è questo il problema delle fotografie. Dopo un po’, non capisci più se stai pescando nella tua memoria o nella memoria della fotografia. O forse la fotografia è l’unico motivo per cui ti ricordi di certo momento. (No, mi rifiuto di crederlo).”

“Penso a quello che ha detto l’uomo nel baretto degli hot dog. Aveva ragione. Noi siamo gente che resta. Restiamo nelle nostre case, finiamo di pagare il mutuo. Restiamo sui nostri posti di lavoro. Lavoriamo trent’anni, torniamo a casa e continuiamo a restare. Restiamo finché non siamo più in grado di tagliare l’erba, e crescono le piante nelle nostre grondaie, finché i figli dei vicini pensano che le nostre case siano infestate dai fantasmi. Ci piace stare dove siamo. Credo che sorga spontanea la domanda: e perché mai viaggiamo?
Può esserci soltanto una risposta: viaggiamo per apprezzare casa nostra.
Sia che lavori fuori, sia che ti occupi dei bambini e della casa, le tue giornate tendono necessariamente a diventare ripetitive. Invecchiando, vuoi questa costanza, la desideri. I tuoi figli non capiscono. Cerca in continuazione di cambiare tutto, sostituire proprio le cose che tu trovi familiari e confortanti, come la tua automobile simpaticamente ammaccata, o il bollitore che traballa quando l’acqua bolle. Ma la costanza può trasformarsi in una trappola. Fa parte del restringimento del tuo mondo, la visione a tunnel della vecchiaia. Con la conseguenza che non sempre riesci a riconoscere un momento perfetto, o a metterti nelle condizioni perché arrivi. Oppure a volte i momenti perfetti arrivano e tu nemmeno te ne accorgi.
Per questo hai bisogno di viaggiare.

Per dirla con le parole della controcopertina, “In viaggio contromano” è

Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

Il finale non è per nulla scontato, ma non ve lo voglio svelare: questo libro è da gustare dalla prima all’ultima pagina.

Lacio Drom (Buon Viaggio)

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Non so come, non so quando, non so perché… ma è arrivato settembre. Un mese strano, settembre, quasi un giro di boa, non solo perché compio gli anni ma anche perché il mondo sembra riprendere un suo ritmo dopo la lentezza soleggiata dell’estate.

“Settembre è il mese del ripensamento, sugli anni e sull’età, dopo l’estate porti il dono usato della perplessità, della perplessità… Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…  canta il grande Guccini in “La canzone dei dodici mesi”: quante volte ho canticchiato questa strofa pensando a quanto sia vera! Ma oggi ho un’altra canzone in testa, che mi culla dolcemente e fa iniziare col ritmo giusto questo nuovo periodo di lavoro, impegni e alcune opportunità🙂

Lacio Drom è una canzone dei Litfiba che significa “Buon Viaggio” in lingua romanes (l’idioma del popolo Rom) ed infatti è proprio un augurio di buon viaggio, di buon cammino, con la giusta musica che sappia darci la carica per affrontare le salite quotidiane e le nuove avventure che porta con sé questo periodo.

 

La strada dove finisce
Senza piedi userò le mani mani
Fino alla pista che non esiste
La cavalcherò sui venti e gli uragani

Regina di periferia
Con gli occhi della rabbia e dell’arcobaleno
Che non conoscono la destinazione
E che mi dicono buon viaggio Lacio Drom
Uh ti porterò… Uh ti prenderò

La strada che non ha strisce
Sarà la rotta sotto questa luna
Coi suoi problemi e coi suoi compromessi
E che ogni volta non ritrovi mai la stessa
Uh ci porterà… Uh Zingara… Uh ti porterò…

Ti porterò nei posti dove c’è del buon vino
E festa festa fino a mattina
Sirena con due occhi grandi come la fame
Balla balla e poi lasciami qui
Uh ih uh ih Lacio Drom

La strada che non finisce mai
Senza piedi userò le mie mani
E tutta l’arte di un equilibrista
Per trovare un altro mondo
Per noi due… Noi due

E faccia faccia con la porta della paura
Senza lacci senza cintura
Sirena con due occhi grandi come la fame
Guarda guarda io sono quaggiù

Ti porterò nei posti dove c’è del buon vino
E festa festa fino a mattina
Sirena con due occhi grandi come la fame
Balla balla e poi lasciami qui
Uh ih uh ih Lacio Drom
E festa festa, fai festa festa…
Fai festa festa festa festa
Nella tua testa
Uh ih uh ih Lacio Drom

Lacio Drom, Litfiba

Una giornata ad Aquardens, le terme sostenibili della Valpolicella

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Il nome del parco termale evoca fin da subito un’immagine piacevole: Aquardens, un mix di acqua e garden, ossia i giardini dell’acqua… e del benessere. Aquardens è la meta ideale per chi ricerca una giornata di relax e di sensazioni positive, perché ogni tanto è bene prendersi un po’ di tempo per sé, dedicandosi cure e coccole.

parco aquardens

Aquardens è un parco termale immenso: oltre 60.000 mq di acqua e verde nel cuore della Valpolicella, è il parco termale più grande d’Italia e si trova a pochi chilometri da Verona, con 11 piscine interne ed esterne di acqua termale con grotte, cascate e oltre 200 postazioni idromassaggio. Sì, avete capito bene, 200 postazioni idromassaggio!😉
L’acqua minerale naturale che sgorga nelle vasche del Parco Termale è un’acqua salso-bromo-iodica, ricca di cloruro di sodio, bromo e iodio, ma anche di calcio, magnesio e ferro, e possiede caratteristiche terapeutiche riconosciute dal Ministero della Salute. Al benessere dello spirito si associa quindi quello del corpo, perché la balneoterapia termale ha numerosi benefici per la pelle e per tutto il fisico. Proprio per aumentare il benessere di una giornata alle Terme, di solito viene consigliato di alternare brevi immersioni (10-15 minuti) a sessioni di riposo. Insomma, Aquardens è il posto ideale per staccare la spina e dedicarsi una giornata o anche solo qualche ora di puro e sano relax.

interno Aquardens bar Sorgiva

La Laguna interna di Aquardens in cui è immerso il Drink Bar Sorgiva

aquardens piscina internaQuello che mi ha piacevolmente colpita di questa struttura, oltre ai numerosi servizi di cui vi racconto tra poco, è che si tratta di una grande struttura per il relax ed il benessere con un basso impatto ambientale, proprio per rimanere in armonia con i principi ambientali e con il territorio circostante. Mi spiego meglio: l’enorme quantità di acqua delle Terme viene utilizzata al 100%. L’acqua fluisce microbiologicamente pura dalla roccia a 47 gradi, per cui non ha bisogno di essere ulteriormente riscaldata (anzi, viene raffreddata a circa 35°/36° per renderla balneabile). Viene trattata con un minimo di cloro, indispensabile per l’igiene, e viene utilizzata anche in funzione del risparmio energetico della struttura e della sua autonomia energetica, in quanto nelle stagioni fredde una parte dell’acqua viene convogliata alle pompe di calore. Il riscaldamento a pavimento sfrutta il calore dell’acqua termale, mentre la struttura approfitta della luce naturale grazie alle grandi vetrate. L’acqua utilizzata per il riscaldamento della struttura e degli ambienti viene poi depurata e rimessa in falda, in modo da non sprecarne nemmeno una goccia.

Aquardens è un vero esempio di terme sostenibili, che si inserisce armonicamente in un territorio rispettandolo e completandolo a suo modo: i fondatori hanno trovato la fonte per caso, grazie ad alcuni scavi che hanno fatto emergere la sorgente. Questa zona in tempi remoti era ricoperta dal mare, ed oggi la “Fonte Goethe” trasporta la stessa acqua che da Sirmione arriva ad Abano Terme, ma l’acqua possiede in ogni località proprietà diverse grazie ai minerali che incontra lungo il suo percorso. Ad Aquardens, infatti, l’acqua termale non ha il fastidioso odore di zolfo, in quanto non è sulfurea (a differenza di altre zone).

esterno AquardensCosa potete trovare ad Aquardens? Oltre ad un magnifico parco di 60.000 mq che vi ho già svelato, Aquardens offre:

  • un’area termale con 11 vasche diverse per forma, altezza e temperatura;
  • l’area Ritual Sauna, una zona speciale con saune da rito (in ampliamento) in cui i padroni di casa sono gli “Aufguss meister“: maestri di cerimonie che creano spettacoli di gettate di vapore con essenze rituali e musica rilassante. La prima volta vi sembrerà un’esperienza strana, ma il rituale Aufguss è una di quelle cose da provare almeno una volta nella vita!😉 All’interno della sauna si pensa di non sopravvivere alle bollenti gettate di vapore, ma poi si esce rinati. Provare per credere!
  • un’area beauty che offre massaggi e trattamenti speciali, con 7 cabine e 2 suites private;
  • un’area SPA con soft sauna, bagno mediterraneo, bagno di vapore e sauna finlandese, un’area relax con grotta del sale e caldi lettini a sabbia e ad acqua;
  • una zona ristorazione con diversi ristoranti e bar e proposte sane ma golose;
  • l’area AquaMedical, con specialisti di Medicina termale preventiva e riabilitativa.
centro benessere Aquardens

L’ingresso all’area beauty e SPA ad Aquardens

Con il biglietto “classico” si ha solitamente accesso all’area termale, che comprende 11 vasche (di cui 9 aperte 365 giorni all’anno) colme di acqua termale con una temperatura che va dai 28 ai 38 gradi, collegate tra loro con un percorso d’acqua continuativo in modo da evitare di raffreddarsi in inverno uscendo dall’acqua. Nel Parco si può usufruire gratuitamente anche dei rituali Aufguss, a seconda del programma giornaliero.

Piscine esterne AquardensLe 11 piscine sono un percorso di puro benessere: dalla prima vasca che si incontra entrando ad Aquardens, “Caracalla“, così chiamata per onorare la tradizione del concetto termale dell’antica Roma, dove le terme erano un luogo dedito non solo alla cura del corpo ma anche al tempo libero, all’incontro ed allo svago. Poco distanti ci sono la Laguna dell’Energia e la Laguna del Relax, una grande vasca divisa tra interno ed esterno ma in flusso continuo in cui è immerso il Drink Bar Sorgiva. Sempre all’interno di Aquardens si trovano “Abbraccio e coccola“, due vasche termali dedicate ai più piccini, il tradizionale Percorso Kneipp alternato tra acqua fredda e calda, la Grotta salina in cui beneficiare delle proprietà depurative e detossinanti del sale e la Grotta dell’Armonia con cromoterapia e musicoterapia per rigenerare corpo e mente. All’esterno, immersi nel verde del parco si trovano i Laghi termali e l’Isola del Sole, il River con una corrente a tre velocità e la Grotta della Fonte, da cui sgorga l’acqua termale, con la terrazza sovrastante da cui ammirare il panorama sulla Valpolicella. Tutte le vasche sono equipaggiate con un innovativo sistema di anti annegamento grazie a diverse telecamere subacquee. Da quest’anno nel Parco termale si trova anche l’esclusiva Oasi Beach, un’area relax con finissima sabbia bianca, gazebi e comodissimi pouf.

Il bello di un posto come Aquardens è che è diverso ogni giorno: gli eventi organizzati nella struttura sono tanti e per ogni gusto.
E se siete arrivati fin qua, vi meritate un regalo: con questo coupon potrete entrare in due al prezzo di uno, e vivere una fantastica #AquardensExperience!

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Che vi siate già rilassati in vacanza o meno, qualche ora o una giornata alle Terme vi rigenererà. Specialmente in un posto come Aquardens, immerso nella natura e nei vigneti della Valpolicella, una zona che offre tanti spunti per esplorare i dintorni e scoprire l’offerta enogastronomica locale!

aquardens e valpolicella

Il parco termale immerso nella Valpolicella

In cammino per conoscere e conoscersi

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Sono partita per Cracovia con uno zaino pieno di domande. Sono tornata a casa con due zaini: il mio, pieno di cose superflue che mi ero portata e che non sono servite, domande comprese, ed un altro, un regalo dei polacchi, uno zainetto rosso semplicissimo e zeppo di cose fondamentali, come valori, amicizie, emozioni ed anche un po’ di leggerezza e semplicità.

GMG 2016La metafora degli zaini mi serve per ragionare sul mio viaggio speciale a Cracovia per la XXXI GMG, la Giornata Mondiale della Gioventù. Come dicevo prima della partenza, non pensavo di riuscire a partecipare per via del periodo che non coincideva con le ferie e per vari altri motivi, invece ho fatto bene a provarci: la GMG è una di quelle esperienze che restano nel cuore. Pochi giorni in cui si respira un’aria diversa, specialmente in questo periodo così triste e pieno di paure per il mondo.

Cracovia è stata un concentrato di pura energia fatto di sorrisi di ogni tipo, abbracci, canti e musica. Il meraviglioso centro storico è stato invaso da balli, flash mob, sventolanti bandiere di ogni colore e soprattutto da centinaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo, tutti confluiti qui per ascoltare una voce finalmente diversa, quella di una Chiesa che vuole provare a cambiare.
Forse è proprio per questo che i miei zaini sono arrivati a casa entrambi pieni: le domande con cui ero partita sono rimaste, anche se ora hanno un significato diverso, mentre accanto a loro ho ritrovato vecchi valori, nuova speranza, rinata positività.

Castello di WawelAnche Cracovia mi ha piacevolmente stupita: capitale della Polonia cattolica fino alla fine del XVI secolo, ha un meraviglioso cuore medievale che dal 1978 fa parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco. A noi pellegrini ed ai tanti fedeli che vi vengono in visita Cracovia è stata presentata come la città di Karol Wojtyla, il buon Papa Giovanni Paolo II che qui ha vissuto per 40 anni: la città può essere visitata anche sulle sue orme, dall’Università alle chiese e cattedrali.
La Città Vecchia (Stare Miasto) è un gioiello con architetture gotiche, rinascimentali e barocche una accanto all’altra. La Piazza del Mercato (Rynek Głowny), proprio nel cuore del centro storico, è la più grande piazza medievale d’Europa, ed attorno vi sorgono la Basilica di Santa Maria, la torre civica del Municipio, il grande Mercato dei tessuti e magnifici palazzi del XVII e XVIII secolo. Altri edifici da non perdere sono la Cattedrale del Wawel, dove storicamente venivano incoronati i sovrani polacchi, il Castello di Wawel sulla collina della città ed il Barbacane, una struttura difensiva collocata vicino alla Porta Florianska, uno dei pochi baluardi rimasti a memoria delle antiche mura cittadine.

GMG Cracovia (5)

La Piazza del Mercato (Rynek Głowny) con la Basilica di Santa Maria

GMG 2016Come ho raccontato sui social, se dovessi riassumere la mia GMG in una parola sceglierei “accoglienza“: l’accoglienza di tutti i volontari che hanno aiutato ed assistito gli oltre 2 milioni di giovani provenienti da ogni parte del pianeta, l’accoglienza di tutti questi giovani a Papa Francesco nei vari momenti di preghiera, l’accoglienza della città di Cracovia a questo evento incredibile.
Anche domenica sera, nell’ultimo giorno di questa GMG, ne abbiamo avuto un esempio tangibile quando – stremati dai chilometri già fatti per tornare ai nostri alloggi dal Campus Misericordiae e da una pioggia incessante – abbiamo fatto autostop ed un ragazzo polacco molto gentile ci ha dato un passaggio in macchina, risparmiandoci gli ultimi 10 km di sofferenza.

La mia GMG è stata un’esperienza breve ma intensa, fatta di emozioni, energia, rispetto, entusiasmo e positività che ho percepito in mezzo a migliaia di volti. Ho camminato, ho ascoltato, ho parlato, ho pregato, mi sono lasciata trasportare. Mi sono arrabbiata, ho sorriso, ho stretto i denti, ho cantato, ho chiuso gli occhi ascoltando il silenzio assordante di oltre due milioni di persone. Ho acceso una candela, ho stretto mani, ho incrociato sguardi, ho scambiato bandiere. Sono rimasta colpita da una travolgente carica di affetto, accoglienza ed unità nella diversità, sono tornata a casa diversa da come sono partita.
La GMG è stata un’esperienza unica che porterò nel cuore, assieme alle domande inespresse ed alle certezze ritrovate.

GMG 2016Alcune foto sono prese dall’account Flickr della GMG di Cracovia.

In viaggio verso una nuova esperienza

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Quando ho espresso i miei #TravelDreams all’inizio di quest’anno avevo messo quest’esperienza nella lista dei sogni di viaggio del 2016, anche se sapevo che sarebbe stato difficile da realizzare. Però non mi sono arresa, anzi ho cercato in tutti i modi di organizzare un viaggio non solo per me e qualche amico, ma per un pullman intero (ebbene sì, ogni tanto mi improvviso travel organiser!). Poi tanti che a voce si erano dimostrati interessati si sono tirati indietro, ma io sono andata avanti per la mia strada. Ed eccomi qui, alla vigilia della partenza, a riflettere su questa nuova esperienza che mi aspetta.

Cracovia
Domani partirò per Cracovia, in Polonia, una città dalle dimensioni modeste che è pronta ad accogliere circa un milione e mezzo di giovani per la XXXI GMG, la Giornata Mondiale della Gioventù. Tantissimi ragazzi sono appena arrivati nelle diocesi di Cracovia e delle città vicine, e molti altri arriveranno in questi giorni. Ma cos’è veramente la GMG?

momento GMG

Sembra quasi di dover rompere un tabù parlando di un viaggio religioso, però voglio farlo per raccontare la bellezza di un evento che ha dell’incredibile. Migliaia di giovani radunati per conoscersi, camminare, cantare e -ognuno a modo suo- pregare in una città che improvvisamente viene invasa pacificamente da tanti sorrisi, lingue diverse e gioia infinita.
La Giornata Mondiale della Gioventù o World Youth Day (WYD) è un incontro internazionale di spiritualità e cultura dei giovani cattolici di tutto il mondo; venne istituita nel 1985 da Giovanni Paolo II, il quale però non si ritenne mai il fondatore delle GMG, e da allora ogni due o tre anni ha coinvolto milioni di giovani provenienti da ogni parte del pianeta, radunandoli in diverse città e stati.

logo GMGSolitamente si parte per una settimana o dieci giorni, un periodo durante il quale si viene accolti nelle diocesi locali in una specie di gemellaggio e scambio culturale, si frequentano attività organizzate (come la catechesi ma anche gli eventi organizzati dai vari giovani del posto, concerti, mostre) e si vive assieme ogni momento della giornata con grande spirito di adattamento ma anche molto divertimento.
Il fine settimana ci si sposta tutti in un grande spazio aperto, dove si veglia tutta la notte assieme al Papa per concludere alla domenica con la messa al mattino, e poi ognuno riprende la sua strada.

Avevo sedici anni quando ho preso parte alla mia prima (e finora unica) GMG: nel 2005 eravamo in tantissimi a Colonia, in Germania, e ricordo tutta la semplicità e la bellezza di quei dieci giorni di condivisione.

Non sarà un viaggio alla scoperta di una nuova città, anche se non sono mai stata a Cracovia e sono curiosa di vederla; questa è una vera e propria esperienza che dà una sferzata positiva allo spirito. Anche se non si è credenti. No, non sto scherzando: pensate semplicemente alla bellezza di vedere tanti giovani riuniti per stare assieme qualche giorno, ognuno col suo modo d’essere e di vivere la propria fede e religione, ma tutti con la voglia di vivere un’esperienza diversa.

giovani GMG

Parto per Cracovia con uno zaino pieno di domande, che non necessariamente dovranno tutte trovare risposta, e con la voglia di vedere un volto nuovo di questa Chiesa, fatto di un Papa finalmente alternativo, di persone laiche e religiose che credono in questo cambiamento e soprattutto di giovani che non si arrendono di fronte ad un mondo sempre più complesso ma ancora incredibilmente bello.

Le foto sono prese dall’account Flickr della GMG di Cracovia ed i loghi dal sito ufficiale.

Italia bella, un’avventura a bordo di un ape calessino attraverso tutto lo Stivale

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Sembra incredibile, eppure su quell’ape calessino sono trascorsi ben 9 giorni. Mi pare di essere partita un mese fa, mi sembra di essere rimasta in viaggio per settimane… il tempo in questi giorni si è davvero dilatato. Quasi 24 ore su 24 in compagnia dei miei folli compagni di viaggio, Daniele, Alessandro e Diego, con cui abbiamo percorso in sella ai nostri due “bolidi” oltre 2000 chilometri attraverso tutta l’Italia. Un ape-calessino che viaggia lentamente, che inizia a urlare chiedendo pietà quando si sfiorano i 70 km orari, che sfreccia rombando fiero tra colli, scogliere e centri storici.

Ape-calessino in Toscana

È stata un’esperienza unica, un viaggio incredibile nella storia, nella cultura e nella tradizione dei tanti paesi italiani, dai borghi dell’entroterra alle città di mare, dai paesini sulla riva alle grandi città d’arte italiane. Un viaggio meraviglioso quanto stancante, perché si guida per ore, ma in fondo il bello di questo viaggio è proprio il viaggio stesso: gli sguardi incuriositi della gente, le domande buffe e le chiacchierate spontanee, i sorrisi dei bambini ed i continui saluti con le mani e con i clacson. È un viaggio nell’Italia più vera, più bella e più spontanea, che si può vivere solo attraversandola in lungo e in largo sulle strade secondarie, senza passare dall’autostrada, eterno nastro d’asfalto uguale in ogni dove.

Api-calessino sulla costa

Api-Calessino a Portofino

Api-Calessino a Portofino

Siamo partiti la mattina di sabato 25 giugno da Milano, dove si trova theGIRA, l’agenzia che propone questi tour, diretti per la nostra prima tappa a Genova.
I miei vaghi ricordi di questa città sono stati ricalcati in poche ore: una città viva, aperta e multiculturale in cui è bellissimo perdersi ad ascoltare gli artisti di strada e ad annusare i profumi speziati dei vicoli del centro che si mescolano a quelli dei piatti locali, come la focaccia appena sfornata.
Ci siamo goduti il tramonto in centro storico, ascoltando un gruppo di ragazzi che suonavano e cantavano in piazza Matteotti, per poi proseguire girovagando tra le viuzze del centro.

 

Vernazza, le Cinque Terre

Vernazza, le Cinque Terre

Il giorno successivo siamo partiti alla volta di Firenze, una lunga tappa intervallata da soste lungo la strada: in primis a Recco, per fare incetta di focaccia al formaggio, e poi a Portofino ed alle Cinque Terre, in particolare a Vernazza, che ci ha lasciati di stucco per la sua piccolezza (il centro è proprio piccolino!) ed al tempo stesso per la sua grande bellezza.

Un’altra breve sosta a Lucca con un buon caffè ci ha dato la carica giusta per raggiungere in serata la bella Firenze, dove abbiamo passeggiato tutta la sera ammirando i suoi palazzi e le sue chiese. E sì, io di Firenze non mi stancherò mai!🙂

 

 

Ape-calessino in ToscanaIl terzo giorno di viaggio è trascorso rombando tra i colli senesi, uno dei percorsi più belli fatti a bordo del nostro ape-calessino.
Una sosta per pranzo in compagnia di un’amica di Ale a Siena, cittadina meravigliosa anche sotto un sole cocente, e poi via di nuovo a sfrecciare tra i campi ed i borghi della Val d’Orcia, con una mini sosta a Buonconvento, bellissimo borgo medievale. Alle 18 altra sosta obbligatoria a San Quirico d’Orcia per la partita dell’Italia, agli ottavi degli Europei contro la Spagna, e si riparte. A Viterbo arriviamo in tarda serata, stanchi ma felici ed accompagnati dalle lucciole che fanno capolino illuminandosi di colpo in mezzo al buio delle stradine toscane.

Ape-calessino sui colli senesi

Martedì 28 giugno partiamo da Viterbo diretti a Caserta: la strada è lunga e le tappe intermedie non ci attirano, quindi optiamo per un caffè veloce a Frosinone e ne approfittiamo per arrivare non troppo tardi a Caserta. La città sembra tranquilla, fin troppo per i nostri spiriti festaioli, così restiamo un po’ delusi… ma la visita alla Reggia di Caserta il mattino successivo ci fa dimenticare tutto: la residenza reale più grande al mondo, un palazzo barocco ricco di mobilia di ogni tipo, quadri, pavimenti e tappezzeria diversi ad ogni stanza, con spazi enormi ed un parco di 120 ettari lungo 3 chilometri… incredibile!

Mercoledì dopo la visita alla Reggia viaggiamo verso il mare, e percorriamo tutta la costa con i nostri calessini. Sorrento, Positano, Amalfi: in quest’ultima meravigliosa cittadina abbiamo fatto una lunga sosta, per incontrare alcuni amici e mangiarci un’ottima pizza. Ci voleva proprio!😉
La ripartenza è lenta: sulla costiera amalfitana sono in programma i fuochi d’artificio, e centinaia di persone si affollano lungo la strada in moto, macchina e a piedi per ammirarli. Ci rassegniamo ad una decina di chilometri lenti ed in serata arriviamo a Salerno, cotti ma felici.

Ape calessini a Sorrento

Ape-calessini a Sorrento: sullo sfondo il Vesuvio

Redentore di MarateaIl giorno successivo il mare ci chiama ancora: partiamo presto per proseguire lungo la costa e fare qualche tuffo lungo la strada. Il Cilento è meraviglioso! Ci fermiamo ad ammirare le rovine di Paestum e poi a Maratea, per vedere la statua del Redentore che sorvola tutta la costa.
Proprio sulla strada che porta alla statua del Redentore incontriamo Alice, Sabrina e Camilla, le tre ragazze che con un altro ape-calessino hanno percorso la costa adriatica dello Stivale: sono arrivate qui anche loro per avvicinarsi pian piano a Catania, e ci raccontano un po’ della loro avventura davanti a qualche birra in una piazzetta di Maratea, in un bar che pullula di giovani e meno giovani del posto.
In serata arriviamo a Scalea, tranquillo borgo affacciato sul mare, dove ci raggiungono anche Giulia ed Ema, due amiche a bordo di un quarto ape-calessino partito da Milano poco dopo di noi. Gli api-calessino hanno conquistato l’Italia!😀

Venerdì 1 luglio viaggiamo diretti verso Tropea, ma un incidente frena il nostro percorso: un ape-calessino ha l’acceleratore rotto. Passiamo alcune ore sotto il sole in attesa dei soccorsi, che arrivano con calma e per fortuna sistemano tutto. Tropea però ci ripaga con un tramonto mozzafiato ed un bel centro storico, ed il brutto episodio è già dimenticato.

Tropea

Tropea

Sabato ci tuffiamo nel blu del mare di Tropea, prima di ripartire in direzione Messina. L’ape-calessino prende il traghetto tra auto e camion senza farsi intimorire, e riprende a rombare in Sicilia con tanta grinta. Sul traghetto ne approfittiamo per mangiarci un ottimo arancino: non avrei mai pensato di assaggiare una bontà simile su un traghetto!
In serata è di nuovo ora di seguire la nostra nazionale, ai quarti di finale contro la Germania: giriamo in centro cercando un maxischermo e lo troviamo anche qui – che bella sensazione tifare per la stessa squadra da nord a sud dello Stivale!
Sul tardi ci prende un po’ di malinconia, non tanto per l’Italia, che esce dagli Europei ai rigori, quanto perché ci rendiamo conto che è l’ultima serata di un viaggio incredibile. Per fortuna sulla strada del ritorno in hotel troviamo una panetteria-pasticceria in pieno fermento, e l’occasione è ghiotta per assaggiare la coppia granita e brioches!

Domenica è l’ultimo giorno di viaggio: ci avviamo verso Catania, fermandoci per un tuffo a Letojanni e per un giretto nella bella Taormina. La vista dal teatro greco sulla costa è incredibile!
Arriviamo a Catania sotto il sole cocente delle 16, ed arriva il tanto temuto momento dei saluti. Ai compagni d’avventura ed alle lape, le due api-calessino che senza timore ci hanno scarrozzato da Milano a Catania per 9 lunghi giorni.
Chissà chi viaggerà con loro da Catania a Milano, tra pochi giorni, e chissà quanti altri pazzi viaggi faranno! L’avventura continua…🙂

Teatro greco di Taormina

I calessini potrebbero arrivare anche nella vostra città: controllate dove si trovano sul sito viviamopositivo, trovateli e scattatevi un selfie con loro per partecipare al concorso e vincere fantastici premi – come uno scooter 125, biciclette, corsi di cucina ed un weekend per due persone in Sicilia con il calessino!

Se invece vi va di fare una buona azione, votate le mie foto!😉 Le trovate tutte qui.

Ape-calessino al tramonto

Palermo, la donna bella che non sa abbigliarsi

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Io dico sempre che Palermo è come una donna bella che non sa abbigliarsi, non è mai in ghingheri, prova ne è che non sa mostrare il suo mare, ma alla fine è sempre una sorpresa. È una città che fa venire voglia di scoprirla. È come i grandi amori: ti manca quando sei lontana e ti soffoca quando ci vivi.

Isabella Ragonese

Palermo è così: è una donna affascinante che a volte si dimentica di valorizzare la sua bellezza, una città che forse non sa raccontarsi, ma poi ogni viuzza, ogni chiesa ed ogni bancarella di cibo di strada ne narrano la storia. Palermo è una città tutta da scoprire…
Ci sono stata più volte, di cui due per andare a trovare una cara amica conosciuta durante il mio Erasmus in Germania, ma non ne avevo ancora scritto: pensando all’estate ormai iniziata, mi viene naturale pensare al sole, al mare e alle città dal sapore bizantino, e Palermo mi invade i pensieri di ricordi ed emozioni.

Cattedrale Palermo

La città può vantare una storia millenaria: ai Fenici, che la fondarono tra VII e VI secolo a.C., si sono susseguiti Cartaginesi, Greci, Romani, Vandali, Bizantini ed Arabi. Palermo fu Contea di Sicilia, Capitale del Regno di Sicilia e poi del Regno delle Due Sicilie. La sua lunga storia, contaminata da varie civiltà e popoli, ha regalato alla città un patrimonio artistico ed architettonico unico, dai resti delle mura puniche alle ville liberty, dalle residenze e luoghi di culto in stile bizantino e arabo-normanno alle architetture gotiche ed alle basiliche barocche, dai teatri neoclassici ai palazzi razionalisti. Questo continuo susseguirsi di stili e di culture lascia semplicemente a bocca aperta, e fa venir voglia di infilarsi in ogni viuzza del centro storico per scoprire qualche palazzo nascosto e nuovi angoli di storia.

Gelo di MelloneChi visita Palermo per la prima volta (ma anche la seconda, e la terza…) non deve mancare qualche appuntamento fisso con la città e con la cultura locale, come la colazione a base di brioches col gelato e granita al caffè, il “gelo di Mellone” (una gelatina d’anguria molto rinfrescante) o come i panini con panelle e crocchè, gustose frittelle a base di farina di ceci. D’accordo, fin qui sono tutti appuntamenti culinari…🙂 Del resto Palermo adesca i sensi con la sua ricca cucina, traboccante e variopinta di colori, profumi e sapori singolari, ed è impossibile scindere questo aspetto da tutto il resto: girovagando per la città lo noterete. La popolare cucina di strada palermitana, ad esempio, è radicata in tutta la città, e si può gustare in vari locali o direttamente dagli ambulanti con le loro bancarelle improvvisate nelle vie del centro e nei mercati locali, come il mercato di Ballarò, il Capo, la Vucciria.
Ma l’appuntamento a Palermo è anche con la cultura artistica ed architettonica, con numerosi siti protetti dall’UNESCO: qui non bisogna perdersi meraviglie come…

  • la magnifica Cattedrale della Vergine Maria Santissima Assunta, un grandioso complesso architettonico che comprende la Cripta, il Cleristorio, la meridiana, il tesoro con la corona di Costanza d’Aragona e la zona delle tombe imperiali con i sarcofagi, tra cui quello del Re Federico II;
  • Teatro Massimo Vittorio Emanuele

    Teatro Massimo Vittorio Emanuele

    il Palazzo dei Normanni chiamato anche Palazzo Reale, sede dell’Assemblea regionale siciliana e magnificamente decorato, con stanze meravigliose e cortili interni su cui si affaccia anche la grandiosa Cappella Palatina;

  • la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, con una struttura cubica di origine araba;
  • la bizantina Chiesa della Martorana, o anche Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio;
  • la vicina Chiesa di San Cataldo;
  • Piazza Vigliena, chiamata i Quattro Canti di Città, una piazza ottagonale dove spiccano quattro palazzi seicenteschi adornati da statue rappresentanti le diverse stagioni. La piazza è chiamata anche Teatro del Sole perché permette di godersi per tutto il giorno lo spettacolo del caldo sole siciliano;
  • Politeama Garibaldi

    Politeama Garibaldi

    Piazza Pretoria o Piazza della vergogna, così soprannominata dai palermitani per la nudità delle statue ma anche a causa della municipalità corrotta dopo il 1861 e l’invasione sabauda piemontese;

  • Teatro Massimo Vittorio Emanuele, il teatro più grande d’Italia ed uno dei teatri lirici più grandi d’Europa;
  • Politeama Garibaldi, in stile neoclassico;
  • il Palazzo della Zisa, splendido esempio di cultura araba e normanna che oggi ospita il Museo d’arte islamica;
  • il normanno Palazzo della Cuba, un padiglione di delizie, cioè un luogo in cui il Re e la sua Corte riposavano tra giardini e fontane ed assistevano a cerimonie. Viene chiamata anche “Cuba sottana” per distinguerla dalla Cuba soprana, oggi inglobata nella settecentesca Villa Di Napoli, e dalla Cubula o Piccola Cuba, che si trova nell’antico parco reale del Genoardo;
  • Palazzina cinese

    Palazzina cinese

    il Ponte dell’Ammiraglio, un ponte a dodici arcate di epoca normanna visibile dall’attuale corso dei Mille;

  • l’Orto Botanico, ricco di piante provenienti da varie parti del mondo;
  • la meravigliosa Palazzina cinese, antica dimora reale dei Borbone di Napoli, che sorge vicino al Parco della Favorita;
  • il Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino;
  • Mondello ed il suo antico stabilimento balneare, costruito a palafitta sul mare.

 

Ma è impossibile nominare tutte le opere da vedere a Palermo: l’unica soluzione è visitare la città e perdervisi, così come nei suoi dintorni. La città è ben collegata ed è comoda da raggiungere con diversi mezzi: ad esempio per raggiungere Palermo ed in generale tutta l’isola è possibile prenotare traghetti per la Sicilia. Arrivare a Palermo per mare significa avvicinarsi gradualmente alla città, cominciando ad assaporarla a partire dalle sue acque e dal suo orizzonte col Monte Pellegrino.

Palermo mare

Uno dei vecchi carri realizzati per il Festino di Santa Rosalia

Uno dei vecchi carri realizzati per il Festino di Santa Rosalia, davanti alla Cattedrale

Un altro appuntamento con la tradizione e la cultura locale cade il 15 luglio di ogni anno, quando i palermitani onorano Santa Rosalia, la loro patrona che liberò la città dalla peste nel 1624, con un “festino” che in realtà è una tra le feste religiose più spettacolari d’Europa. In questo giorno solenne ed in quelli precedenti la Santuzza viene celebrata con un carro scenografico, una devota processione ed un grandioso spettacolo teatrale finale.

 

A me è venuta voglia di tornare a Palermo per godermi la città ed i suoi palazzi che riverberano dei riflessi del sole d’estate. Voi ci siete già stati? Se ho dimenticato qualcosa suggeritemelo nei commenti, così la prossima volta avrò nuovi spunti da cui partire!🙂