Brasil do meu coração

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Sono già passati quasi quattro anni, ma i ricordi restano impressi vividamente nella mia memoria e nel mio cuore. Sì, perché la mia esperienza in Brasile, nelle favelas di Belo Horizonte, mi ha segnata profondamente.

Favelas di Belo Horizonte

Le favelas di Belo Horizonte

Dentro di me sono incisi i colori accesi della natura, il dolce profumo delle papaya e dei mango, il caldo ansimante del mezzogiorno, e soprattutto gli occhi, tutti gli occhi che hanno incrociato i miei in quei venti giorni. Donne, uomini, madri, e bambini… tanti bambini vivaci, ma con una sottile luce triste nel loro sguardo. Perché i piccoli con cui ho fatto la mia esperienza sembravano soli: erano ospitati presso Casa Novella, un’abitazione che accoglie temporaneamente una decina di bambini da 0 a 6 anni che subiscono violenze o le scelte sbagliate dei genitori. Padri e madri che si drogano, abusano di alcool o di altre sostanze, e si dimenticano di loro: scordano di nutrirli, di coccolarli, di amarli. Le operatrici di Casa Novella, donne forti e coraggiose, accolgono a braccia aperte nella piccola dimora queste creature spesso arrabbiate, nervose e fragili, e nel frattempo aiutano i genitori a risollevarsi dalle loro debolezze, per far sì che la famiglia non venga distrutta per sempre. I bimbi rimangono all’incirca un anno nella struttura, e non vengono affidati ad altre famiglie, perché il principio di Casa Novella, a differenza di altre realtà apparentemente simili, è quello di reinserire, nel prossimo futuro, il piccolo nella sua famiglia d’origine. Non si pensa subito alla scorciatoia dell’adozione: Casa Novella vuole aiutare chi si trova in una situazione difficile, e non lo lascia abbandonato al suo destino, togliendogli pure il figlio. Casa Novella, fondata nel novembre del 2001, fa parte delle opere educative di padre Giussani; è  un’organizzazione non governativa senza fini di lucro, con l’obiettivo della difesa dei diritti dei bambini, in particolare il diritto alla convivenza familiare, attraverso diverse strategie quali l’accoglimento infantile, l’appoggio socio-familiare e la difesa dei diritti. È inserita in un centro multifunzionale in cui trovano spazio anche un asilo, un’associazione sportiva ed un doposcuola, per offrire un grande aiuto alle varie fasce di giovanissimi.

io alla Casa de acolhida NovellaSono partita all’inizio di marzo 2009 tramite la fondazione Famiglia Materna di Rovereto, ed una volta giunta a Belo Horizonte sono subito stata accolta dalla famiglia che mi avrebbe ospitata per quelle tre settimane. Ho dormito nel letto del loro bambino, ho mangiato con loro arroz com frango e cucinato il churrasco, ed ho girato assieme alla loro grande famiglia tanti posti, sia in città sia fuori. Sono salita sulla loro auto sgangherata che guidano come matti, ed ho imparato a capire ed a parlare un po’ di portoghese. L’infinita disponibilità dei brasiliani che ho incontrato mi ha insegnato che è così bello fidarsi delle persone. Anche il responsabile del mio inserimento alla “Casa de acolhida Novella”, Cabral, è stato fin da subito gentilissimo, accompagnandomi ovunque ed insegnandomi ad arrangiarmi giorno dopo giorno in una città di 2 milioni di abitanti.

L’incontro con i bambini, fin da subito, mi ha colpita, perché ho capito la delicatezza della situazione che caratterizzava ognuno di loro. Quei piccoli erano in quella casa temporaneamente, anche se un anno pare lungo, perché aspettavano il momento in cui i loro genitori sarebbero nuovamente stati in grado di prendersi cura di loro. Insieme abbiamo giocato, corso, mangiato, ci siamo abbracciati ed abbiamo riso. Ho avuto anche la fortuna di accompagnare le assistenti sociali in uno dei loro incontri di accompagnamento familiare con una delle famiglie in difficoltà: anche se capivo poco del dialogo in portoghese, in quell’ora così densa quelle assistenti mi hanno trasmesso un infinito amore per l’uomo ed una grande passione per il loro lavoro. Qualche giorno dopo, ho potuto affiancare la psicologa del team durante l’incontro con una giovane madre, quasi mia coetanea. La ragazza si è presentata all’incontro con il suo piccolino in grembo, il quarto figlio per lei, dopo il primo e la secondogenita che ora sono accolti a Casa Novella. Le parole cercavano di alleviare le difficoltà economiche e le violenze familiari che la giovane aveva subito, e spero che l’abbia aiutata anche l’abbraccio spontaneo che ci ha unite per una manciata di secondi.

spezie ai mercati brasiliani

I colori dei mercati brasiliani

Ho sviluppato diverse riflessioni in quelle giornate, tanto che alla sera, al momento di tradurre i miei pensieri contorti in parole, così come ci aveva consigliato Fabrizio (il nostro “maestro” durante il corso), mi sono spesso trovata in difficoltà, oltre che molto stanca per via delle grandi emozioni provate. Non so se sono in grado di esprimerle al meglio e di trasmettere tutto quello che ho provato ed imparato in quei giorni, ma tenterò di farlo, perché ci sono diversi motivi se questa è stata una delle esperienze più belle della mia vita.
Innanzitutto ho imparato che sorridere fa bene, fa bene a se stessi ed agli altri. Un sorriso fa iniziare meglio la giornata! Ho capito che è importante fidarsi degli altri ed essere disponibili ad aiutare e ad ascoltare, anche perché non si finisce mai di imparare. Ho imparato cosa vuol dire amare, perché quelle donne disposte a dedicare la loro vita a quei bambini ed alle loro famiglie me l’hanno dimostrato giorno dopo giorno. Ho compreso che la via apparentemente più semplice non è sempre quella giusta, e che bisogna cercare pazientemente di aiutare chi è in difficoltà senza esigere subito un risultato. Ho assorbito il calore secco della città, il profumo del cafezinho a tutte le ore, i colori della città ed il gusto zuccherino della vera frutta tropicale e del dulche de leche venduto sui carretti nelle strade delle favelas.
Il Brasile mi manca, ho una gran saudade di tutte quelle sensazioni, di tutte quelle emozioni, della gente di cuore… e coltivo dentro di me il desiderio di tornare, per restare più a lungo, in “quella parte del mondo che non sta sotto i riflettori”, ma che sa dare emozioni vere che segnano nel profondo dell’anima.

 

Questo articolo è stato pubblicato anche su Giovani Solidali.

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Informazioni su Kia (Chiara Ruggeri)

Gitana che sogna di fare della sua passione, il viaggio, una professione (la reporter o blogger di viaggio), sono una ragazza curiosa che ha girato e vissuto una parte del pianeta Terra, ma a cui manca ancora molto da vedere. Credo che la diversità che mi circonda sia una meravigliosa ricchezza, e che l’incontro con persone e culture altre da me possano farmi crescere ed aprirmi nuovi orizzonti. Oltre al viaggio, amo scrivere, adoro la musica, la fotografia ed il buon cibo. In particolare, mi affascina il turismo sostenibile e responsabile, perché lo considero un ottimo modo di viaggiare facendo del bene: a noi, al luogo che visitiamo ed alla gente che vi abita. Sono fermamente convinta che fare turismo responsabilmente significhi comportarsi da viaggiatore e non da semplice turista. Dal 2012 racconto di Paesi, di turismo e di viaggi nel mio blog "Viaggiando s'impara". Dai un'occhiata al mio blog e sentiti libero/a di lasciarmi un commento oppure di scrivermi una mail! :)

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