Lisbona, la città dove l’autunno sembra estate

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Un dedalo di vie e vicoli che si inerpicano sulle sette colline della città, tram colorati di un giallo e rosso accesi che sferragliano a pochi centimetri dalle case e dai passanti, chiese, muri e locali ricoperti di azulejos meravigliosi: questa è Lisbona, una città dal fascino incredibile che ho visitato a fine ottobre. Nonostante il calendario mi ricordasse che eravamo già ad autunno inoltrato, il clima che mi ha accolta era a dir poco estivo: quasi 30 gradi, un paradiso per me che sono freddolosa 🙂

tram 28 a Alfama

A Lisbona ho trascorso 3 giorni in compagnia di un’amica che è come una sorella, soggiornando con Airbnb da una simpatica ragazza francese che ha scelto dopo l’Erasmus di rimanere qui: ecco la mia guida per visitare questa splendida città, che si snoda lungo il fiume Tago su sette colli, proprio come Roma.

La prima giornata va dedicata ad esplorare il centro storico: noi ci siamo spostate rigorosamente a piedi, pur sapendo che la città è tutta un continuo saliscendi. Questa particolare conformazione urbanistica rende la città ancora più bella tra ripidi vicoli, scalinate, discese vertiginose e punti panoramici che regalano viste spettacolari. Le attrazioni sono tantissime, ma molte possono essere ammirate da fuori oppure sono gratuite. Sì, Lisbona è una perfetta meta low-cost! 😉

Praça do ComércioDall’allegra Praça Martim Moniz, dove si trovano diverse fontane e bar all’aperto e su cui si affacciava il nostro alloggio, ci siamo dirette verso la Baixa, il cuore del centro storico ed uno dei pochi quartieri in piano che si sviluppa con strade ad angolo retto tra il Rossio e Praça do Comércio. La curiosa struttura regolare del quartiere è dovuta alle conseguenze del terribile terremoto del 1° novembre 1755, ossia uno tsunami che 40 minuti dopo la tremenda scossa si abbatté sulla parte bassa di Lisbona, cancellandone il quartiere. Il Marchese Pombal fece quindi riedificare la Baixa con una pianta a scacchiera, rispettando le norme antisismiche dell’epoca. Oggi la zona è il centro delle attività commerciali, e le varie strade prendono il nome dalle corporazioni di Lisbona o dai metalli preziosi. Qui si può passeggiare nelle grandi piazze come il Rossio, o Praça de Dom Pedro IV, su cui si affacciano antichi palazzi, o la Praça do Comércio, meravigliosa piazza con eleganti edifici che è collegata alla Baixa tramite un monumentale arco di trionfo, l’Arco Triunfal da Rua Augusta. Qui si trova anche un grande ufficio informazioni dove fare incetta di mappe e suggerimenti.

Le Ruinas do CarmoSempre nel quartiere della Baixa si trova l’imponente Elevador de Santa Justa, un ascensore del 1898 con cabine di legno e ottone che porta direttamente e senza troppa fatica al quartiere del Chiado, uno dei quartieri storici di Lisbona che un tempo era luogo di ritrovo di scrittori ed intellettuali come il poeta Fernando Pessoa. La sua statua in bronzo sta comodamente seduta all’esterno dello storico Café La Brasileira, dove abbiamo bevuto un ottimo caffè con un dolcetto locale.
Si può girovagare tra piazza Largo do Chiado e Rua Garrett, ammirando i teatri del quartiere come il Teatro da Trindade e il Teatro Naciónal de São Carlos, fino ad arrivare alle rovine del Convento do Carmo, risalente al 1389. Un tempo era la più grande chiesa gotica della città, poi il terremoto del 1755 la distrusse. Fu lasciata così proprio a memoria della tragedia, ed oggi ospita rappresentazioni teatrali all’aperto.
Sempre nel Chiado si trova la barocca Chiesa de São Roque, che all’interno è ricoperta di marmi, ori, dipinti e azulejos.

Dal Chiado ci si arma di buona volontà e si sale al Barrio Alto. Noi ci siamo state nel pomeriggio, prendendo parte ad un free walking tour guidato da Rafael, un ragazzo gentile e molto preparato. Per evitare le salite si può prendere l’Elevador da Glória in Praça dos Restauradores, l’importante è non perdersi la meravigliosa vista sulla città dal Miradouro de São Pedro de Alcantara.
Un altro Miradouro (punto panoramico) da cui godere di una vista mozzafiato sul Tago e sul Ponte 25 Aprile è quello de Santa Catarina e quello da Graça.

Miradouro da Graça

La vista dal Miradouro da Graça

Un altro punto panoramico sulla città è il Castello di São Jorge, vuoto al suo interno, per cui abbiamo deciso di non visitarlo. Il Forte domina il pittoresco quartiere dell’Alfama, unico quartiere rimasto praticamente indenne durante il terribile terremoto del 1 novembre 1755, e a mio avviso il più bello di tutta Lisbona. I suoi vicoli stretti e tortuosi fanno scoprire la Lisbona più autentica, tra chiacchiere di simpatiche signore portoghesi, negozi di artigianato locale e improvvisati tentativi di fado, la musica popolare tipicamente lisboeta. La cosa più bella qui è perdersi tra le viuzze e le piazzette e scoprire pittoreschi angoli nascosti.

Alfama

Uno scorcio dell’Alfama

Girovagando siamo arrivate al Monastero de São Vicente de Fora, con un bellissimo ingresso pittoresco. Al suo interno si trovano diversi chiostri, tutti rivestiti di meravigliosi azulejos che raccontano la vita della città di Lisbona nel 1600.
azulejosDall’ultimo chiostro si entra in un pantheon di antiche tombe, con la statua della madre piangente. Al primo piano invece si trova una raccolta unica di azulejos che raccontano 38 favole di La Fontaine, mentre salendo ancora si accede ai tetti ed alle terrazze, dalle quali si gode di una vista incomparabile a 360 gradi su tutta Lisbona. Dietro al complesso si trova campo Santa Chiara, che ospita la Feira da Ladra, il mercato delle pulci. Sempre in questo quartiere si trova la Cattedrale di Sé, una chiesa romanica costruita al posto di una grande moschea moresca, per simboleggiare il trionfo della cristianità sulla dominazione araba.

Per visitare la parte alta senza troppa fatica ed in una maniera altrettanto pittoresca siamo salite sullo storico Tram 28, che è un normale tram del trasporto pubblico. Merita una corsa sulle sue carrozze gialle e bianche seduti sulle panche in legno, ma bisogna salire presto per evitare le folle e le file infinite di turisti in coda alle fermate, possibilmente prendendo il Tram 28 dal capolinea, situato in Largo Martim Moniz. Un viaggio completo fino a Campo Ourique dura circa 40 minuti ed attraversa i quartieri di Baixa, Alfama, Barrio Alto e Graça: tantissime attrazioni si raggiungono a piedi dalle varie fermate del Tram 28, quindi si può anche considerare di utilizzarlo con un biglietto giornaliero dei trasporti e pianificare diversamente il proprio itinerario. Il tram passa con una frequenza di circa 10 minuti, ma non è l’unica linea di eléctricos ancora funzionante: ci sono anche la linea 15, 18, 25 e 12, che compie all’incirca lo stesso percorso del Tram 28, mentre la linea 15 conduce a Belém.

artista di strada

Artisti di strada… e di spiaggia!

Abbiamo dedicato il secondo giorno a Belém, l’antico borgo di pescatori ricco di meravigliosi monumenti storici ed artistici in stile manuelino, che si trova a circa 6 km a nord del centro salendo lungo la costa.
Mosteiro dos Jerónimos

Proprio da questo quartiere, un tempo comune autonomo, partì nel 1497 la spedizione di Vasco de Gama che lo portò a scoprire la via delle Indie.

Qui si possono ammirare il Palácio Nacional de Belém, il Monumento alle Scoperte o Padrão dos Descobrimentos e la Torre de Belém, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità: costruita nel 1515 con funzioni di difesa, mescola stili diversi come il gotico, il bizantino e il manuelino.

Un’altra meraviglia architettonica è il Mosteiro dos Jerónimos, costruito per celebrare l’impresa di Vasco de Gama, che è seppellito all’interno del monastero assieme agli scrittori Fernando Pessoa e Luìs de Camões. Anche qui l’architettura manuelina la fa da padrona, con un meraviglioso porticato interno ed il refettorio che per secoli ha ospitato i Geronimi, monaci che assistevano e confortavano i marinai.

Torre de Belém

Noi siamo arrivate a Belém giusto in tempo per fare colazione nella storica pasticceria Antiga Confeitaria de Belém, dove abbiamo finalmente gustato i famosi pastéis de Belém, ossia pasticcini di pasta sfoglia riempiti di morbida crema cotta al forno. La pasticceria è famosa per aver custodito e tramandato la ricetta dei pastéis de nata, chiamati pastéis de Belém se prodotti da questa pasticceria, direttamente dai monaci Geronimi, e perché sforna in continuazione i pastéis più buoni di tutta Lisbona.
Pastéis de BelémSeguendo i consigli delle guide, ci siamo sedute ad un tavolino, evitando la coda per comprare i pasticcini da asporto e gustando i pastéis serviti ancora tiepidi: la sala interna è meravigliosa, interamente decorata da azulejos bianchi e azzurri, ed i camerieri cordiali sono velocissimi.

Terminate le visite, prima di riprendere il tram verso Lisbona abbiamo pranzato da Pão Pão Queijo Queijo, un localino in cui un giovane team multiculturale prepara velocemente ricchi ma economici panini e insalate d’asporto o da gustare al piano superiore, tra piastrelle dipinte con proverbi locali.

Per terminare l’argomento cibo, non si può non assaggiare le tipicità locali, come il Bacalhau à Brás, baccalà sfilettato ed amalgamato con cipolla, uova, patate, olive nere e prezzemolo, e concludere il pasto con la Ginjinha, il liquore all’amarena che noi abbiamo apprezzato nelle coppettine in cioccolato del minuscolo locale Ginginha do Carmo.

Il terzo giorno abbiamo preso il treno dalla bella stazione di Rossio e siamo andate a Sintra, a 30 km da Lisbona, ammirando tutto il giorno i suoi magnifici palazzi e castelli, per terminare poi la giornata e la nostra avventura a Lisbona nel punto più a ovest d’Europa, a Cabo da Roca, ammirando un tramonto speciale.

Sintra, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, è stata in passato la zona di villeggiatura di re, nobili e ricchi borghesi: palazzi stravaganti, coloratissimi e sfarzosi dall’atmosfera quasi fiabesca si amalgamano ad una natura rigogliosa. Se tornassi indietro nel tempo (o se tornerò a Sintra in futuro), probabilmente dedicherei più tempo a questa zona, davvero bella ma impegnativa in quanto a tempo ed a risorse economiche: ogni castello ha un suo biglietto d’ingresso, piuttosto costoso, ed è impossibile visitarli tutti in una giornata. Noi abbiamo preferito prendere il biglietto dell’autobus hop on-hop off, che ci ha permesso di raggiungere 3 palazzi da fuori (purtroppo se non si visitano sono difficili anche solo da ammirare) e di raggiungere Cabo da Roca in serata.

Sintra

Il centro di Sintra

Nel centro di Sintra, che vale la pena visitare per il suo intricato dedalo di stradine pittoresche, si trova il Palacio Nacional de Sintra, un palazzo medioevale con due curiosi comignoli. Ci sono poi il coloratissimo Palácio Nacional da Pena con il suo ampio parco, il Castelo dos Mouros con le sue rovine, la villa ottocentesca Quinta do Regaleira circondata da giardini stravaganti, e ancora il Palácio de Seteais, il Palácio de Monserrate e la Baia di Cascais.

faro a Cabo da RocaA soli 18 km da Sintra all’interno del parco naturale di Sintra-Cascais si trova Cabo da Roca: in questo luogo apparentemente desolato si trovano solo un faro a picco sull’oceano, un promontorio con alte falesie ed un monumento in pietra che segna il punto più a ovest del continente europeo. Un tempo si pensava che qui finisse il mondo! Seduta sulle falesie del promontorio con lo sguardo rivolto all’orizzonte ho ripensato alla frase del poeta portoghese Luís Vaz de Camões incisa sul monumento, “Qui… dove la terra finisce e comincia il mare”, riflettendo su quanto l’uomo abbia scoperto nel corso dei secoli attraverso i viaggi e le esplorazioni, affrontando spesso la paura dell’ignoto.

Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa…

Anche se il tempo in questa giornata è stato piuttosto tiranno, sfuggendoci troppo velocemente, siamo riuscite ad arrivare a Cabo da Roca in tempo per goderci un tramonto mozzafiato: l’emozionante epilogo della nostra prima tappa in Portogallo.

tramonto a Cabo da Roca

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Informazioni su Kia (Chiara Ruggeri)

Gitana che sogna di fare della sua passione, il viaggio, una professione (la reporter o blogger di viaggio), sono una ragazza curiosa che ha girato e vissuto una parte del pianeta Terra, ma a cui manca ancora molto da vedere. Credo che la diversità che mi circonda sia una meravigliosa ricchezza, e che l’incontro con persone e culture altre da me possano farmi crescere ed aprirmi nuovi orizzonti. Oltre al viaggio, amo scrivere, adoro la musica, la fotografia ed il buon cibo. In particolare, mi affascina il turismo sostenibile e responsabile, perché lo considero un ottimo modo di viaggiare facendo del bene: a noi, al luogo che visitiamo ed alla gente che vi abita. Sono fermamente convinta che fare turismo responsabilmente significhi comportarsi da viaggiatore e non da semplice turista. Dal 2012 racconto di Paesi, di turismo e di viaggi nel mio blog "Viaggiando s'impara". Dai un'occhiata al mio blog e sentiti libero/a di lasciarmi un commento oppure di scrivermi una mail! :)

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