Archivi categoria: Gitaneggiando – oggi vado in gita a…

Da buona gitana, ecco una categoria in cui inserire tutte le città che ho visitato attraverso le varie sfaccettature. Profumi, colori e gusti dei luoghi più belli del mondo in cui sono stata.

Sole, piadine e mille sorrisi: la Romagna che sorprende

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Chi dice che la riviera romagnola non ha molto da offrire si sbaglia di grosso. Ci sono stata in vacanza da piccola e quindi lego a questi luoghi tanti ricordi familiari dal sapore di sale, mare e tenerezza, ma ci sono tornata anche negli ultimi anni ed ogni volta ho portato via con me qualcosa di nuovo.

A giugno sono stata a Bellaria Igea Marina, ospite dell’eco-hotel San Salvador che ha organizzato il terzo #atSanSalvadorHotel, un appuntamento dedicato a scoprire la Romagna con la guida dei gestori della struttura, romagnoli doc. È stata l’occasione perfetta per immergermi nella cultura romagnola, fatta di cortesia, sincerità e sorrisi, di buona cucina e di località particolari.

San Leo - Viaggiando s'impara

Il borgo medievale di San Leo, nell’entroterra romagnolo

Il primo giorno siamo saliti in sella alle nostre biciclette per esplorare – pedalata dopo pedalata – il comune di Bellaria Igea Marina. Questo antico borgo marinaro è destinazione vacanziera dagli inizi del 1900, ed è una meta perfetta per chi ha voglia di rilassarsi, in particolar modo con la famiglia e con bimbi piccoli. Anche chi ama spostarsi può sceglierla come “base” per visitare le numerose città nei dintorni, da Rimini a Ravenna, da San Marino ad Urbino.

Abbiamo percorso alcuni tratti di pista ciclo-pedonale, che per diversi km si snoda lungo il fiume e giunge fino a San Mauro Pascoli. Dopo pochi minuti siamo arrivati al Parco del Gelso, immergendoci nei suoi 25 ettari divisi tra macchia mediterranea e lago. Il nome è dovuto ad un grande gelso collocato all’ingresso del parco, che era in piena maturazione e ci ha regalato more dolcissime.

Torre Saracena Bellaria Igea Marina

Pedalata dopo pedalata, abbiamo attraversato colorate ma tranquille viuzze nel centro cittadino, passando a fianco di locali di ogni tipo tra cui una fornita pescheria aderente ad “Ecoadria Fisherman“, un interessante progetto di pesca sostenibile e responsabile. Abbiamo quindi raggiunto il macello pubblico, struttura risalente al 1926 che oggi ospita “Noi. Museo della Storia e della Memoria di Bellaria Igea Marina”: un piccolo museo che contiene la memoria, i saperi e le tradizioni di questo territorio e delle sue genti.

Un’altra tappa è stata la Torre Saracena, eretta nel XVII secolo dai pescatori, con il vasto museo delle conchiglie presente al suo interno. La preparatissima guida ci ha spiegato che è possibile accordarsi per visite riservate o didattiche chiamando l’ufficio cultura del comune di Bellaria – Igea Marina al numero 0541 343747. Inoltre fino al 10 settembre i musei sono aperti anche in orario serale grazie all’iniziativa “Estate al museo“: un’occasione in più per vederli senza la calura diurna.

Siamo tornati verso l’Hotel San Salvador attraversando il centro e l’Isola dei Platani, la zona pedonale di Bellaria. Sosta golosa al “Puro & bio” per un gelato dai gusti particolari, poi per cena siamo stati deliziati dalla cuoca Mirella con i piatti della tradizione, preparati come sempre con prodotti locali dal sapore vivo.

San Leo

 

Il giorno successivo abbiamo fatto un viaggio nel passato, visitando San Leo e la sua fortezza medievale. San Leo, un tempo chiamata Montefeltro, è una cittadina situata su uno sperone di roccia, su cui si erge anche il forte rinascimentale. Il dominio della fortezza passò di famiglia in famiglia, tra cui quelle dei Malatesta e dei Montefeltro, fin quando nel 1631 la struttura divenne un carcere. Uno dei suoi prigionieri fu il conte di Cagliostro, alchimista ed esoterista che venne rinchiuso qui dopo essere stato condannato dalla Chiesa cattolica al carcere a vita per eresia. La sua cella – chiamata “il Pozzetto” e tutt’oggi visitabile – aveva una piccola finestra da cui si possono vedere solo le due chiese di San Leo: un velato invito alla riconversione, che non avvenne. Il conte infatti morì nel 1795 all’interno della fortezza.

San Salvador Hotel, Salvatore

Nel piccolo centro storico di San Leo si possono visitare il duomo in stile romanico, la pieve di Santa Maria Assunta, la torre campanaria ed il cinquecentesco palazzo mediceo, che contiene un museo d’arte sacra.
La nostra visita storico-culturale del borgo medievale è proseguita con un tono enogastronomico: all’interno del palazzo mediceo abbiamo assaggiato tutti i piatti tipici locali, cucinati dai diversi ristoranti di San Leo, tra cui gli strozzapreti con zucchine e salsiccia ed il coniglio in porchetta. Una goduria per il palato!

Nel pomeriggio Salvatore, il capofamiglia del San Salvador Hotel, ci ha portati nella casa di campagna per mostrarci tutti i prodotti che coltivano ed utilizzano poi per il menù. Fiori, frutta, verdura, cereali: tutto viene coltivato con passione e tanto impegno.
Rientrati in hotel, ci siamo cimentati con la cucina romagnola, mettendo le mani in pasta e preparando la piadina secondo la collaudata ricetta di Mirella. È talmente buona e semplice che non posso tenerla solo per me: eccovi tutto ciò che serve per preparare la piadina romagnola a casa vostra.

 

 

Ricetta della piadina di Mirella

Dosi per 4-6 persone:
♦ 1 kg di farina (io ho utilizzato la farina tipo 0 fatta con il grano di Salvatore e macinata qui)
♦ 20 grammi di sale
♦ 150 grammi di strutto
♦ mezzo cucchiaino di bicarbonato
♦ latte (o acqua) q.b. per amalgamare

Procedimento:
Lavorare lo strutto con la farina, aggiungere gli altri ingredienti ed amalgamarli bene tra loro. Lasciar riposare la pasta per mezz’ora in un sacchettino. Poi infarinare mani e spianatoia e stendere la pasta con l’aiuto di un mattarello.
Cuocerla in una padella dal fondo basso su entrambi i lati per 2 minuti, poi farcirla con salumi e formaggi a piacimento e gustarla ben calda.

Farina San Salvador Hotel

 

San Mauro Pascoli, casa Giovanni Pascoli

Il terzo giorno è iniziato con un’interessante visita al borgo di San Mauro Pascoli, sulle orme del poeta Giovanni Pascoli. La casa natale del grande poeta è un museo visitabile: dal 1924 è monumento nazionale ed è stata ristrutturata dopo la seconda guerra mondiale, che l’ha gravemente danneggiata. La cucina però è rimasta intatta e con il suo focolare racconta i primi anni di Giovanni Pascoli e la vita quotidiana della sua famiglia. Nelle poesie di Pascoli ritorna spesso il ricordo dell’infanzia a San Mauro, il forte legame con la famiglia e l’amore per la propria terra d’origine.

 

La nostra visita pascoliana è proseguita a Villa Torlonia, chiamata la Torre: il padre di Giovanni, Ruggero Pascoli, amministrò per un periodo la tenuta per il Principe Torlonia, fin quando venne ucciso in circostanze misteriose il 10 agosto 1867. La villa è una grande struttura romagnola del XVII/XVIII secolo con numerose stanze decorate con motivi di volta in volta diversi. Ai lati della villa si trovano due costruzioni minori, l’abitazione del fattore (quindi anche della famiglia Pascoli tra il 1862 ed il 1867) e la chiesetta dei Santissimi Pietro e Paolo, dalle origini più antiche.

San Mauro Pascoli, la Torre

 

Nel pomeriggio l’atmosfera è completamente cambiata: ci siamo lanciati all’avventura nello SkyPark Perticara, sul Monte Aquilone di Novafeltria. Ero già stata in un parco avventura, ma questo è molto più grande, con 18 percorsi differenti per difficoltà ed altezza (fino a quello più difficile, il NeroPlus), più di 120 passaggi da affrontare sospesi tra gli alberi ed oltre 1 km di avventura. Anche i bambini possono divertirsi nel verde, con percorsi particolari dedicati a loro. Alla sicurezza ed alle istruzioni per l’uso pensano i simpaticissimi istruttori del parco, che all’inizio dell’avventura fanno un breve briefing informativo.
Sky Park Perticara - Viaggiando s'imparaInutile dire che mi sono divertita come una pazza, imitando (malamente) Jane e lanciandomi tra gli alberi su liane, ponti e corde sospese.

Sono stati 3 giorni intensi ma anche estremamente coinvolgenti, questo per le numerose attività che la riviera e l’entroterra romagnoli propongono ma anche per la strepitosa accoglienza dell’Hotel San Salvador e del suo personale, in primis Tonia, Federico, Sabrina e Stefano. Ho apprezzato in particolar modo questo hotel sia per la gestione familiare, che dà quel tocco di personalizzazione e di cura anche in una struttura alberghiera, sia perché l’Hotel San Salvador è una struttura eco-friendly. Oltre alle buone abitudini di risparmio di acqua ed energia e di riciclaggio dei rifiuti, negli ultimi anni sono stati fatti diversi interventi per migliorare la coibentazione termica dell’intero edificio e sono state utilizzare alcune vernici foto-catalitiche in grado di assorbire ed eliminare l’anidride carbonica.
Al bar dell’hotel è presente un erogatore di acqua alcalina ionizzata, a cui ci si può rifornire quante volte si vuole con l’apposita borraccia a disposizione degli ospiti.
I piatti che vengono preparati all’Hotel San Salvador utilizzano farina, riso, olio, frutta e verdura biologici o coltivati con metodi a basso impatto ambientale, e spesso coincidono con i prodotti della casa di campagna familiare, dove nonno Salvatore cura personalmente le coltivazioni.

Una scelta che stiamo portando avanti con successo da tempo perché siamo convinti che bastino poche piccole attenzioni per preservare la bellezza e la salute del nostro territorio.

La Romagna è così ricca di tesori da scoprire che tornerò ancora. Una vacanza all’Hotel San Salvador unisce mare, cultura e buona tavola con l’accoglienza tipica romagnola, la genuinità dei prodotti locali e la semplicità di una struttura che ha a cuore l’ambiente.

Fortezza San Leo - Viaggiando s'impara

Passo dopo passo attraverso la Puglia slow

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“Un passo dopo l’altro si va lontano”… un passo dopo l’altro ho attraversato tutta la bassa Murgia, da Monopoli a Taranto. Un passo dopo l’altro ho conosciuto la Puglia lenta: quella dei campi infiniti di terrazzamenti e di ulivi, quella dell’orizzonte cristallino del mar Adriatico, quella della gente di cuore che apre le porte e sorride a perfetti sconosciuti.

Ho trascorso il ponte del 25 aprile camminando: quasi 100 chilometri in 4 giorni, attraverso territori lenti, riscoprendo il piacere di gustare ciò che mi circonda. A volte – ultimamente troppo spesso – si tende a correre con la propria vita: si corre a lavoro, si è di corsa a casa, si va di fretta ovunque, perdendo mano a mano il contatto con quello che sta attorno. Questi quattro giorni per me sono stati anche una cura per l’anima, perché finalmente ho staccato per un po’ la spina e mi sono concentrata solo sul cammino.

SpaccaMurgia, Puglia - Mar Adriatico

Alla fine dei 4 giorni mi sono sentita rigenerata, rinata. Ho percepito la stanchezza nelle gambe, il peso dello zaino sulle spalle, ma anche una grande serenità, e questo è ciò che mi ha regalato il cammino. Il percorso attraverso la bassa Murgia, poi, mi ha fatto scoprire luoghi di cui avevo tanto letto e sentito parlare, ma che ancora non avevo visto con i miei occhi. La Murgia dei trulli, la Valle d’Itria, i borghi pugliesi e le colline ioniche.
Tutto questo è successo grazie a Legambiente Putignano, che ha organizzato l’itinerario #SpaccaMurgia. Giovanni, estroverso accompagnatore e guida preparata, ci ha condotti passo dopo passo lungo tutto il percorso, raccontandoci la storia di quei luoghi e spiegandoci la cultura locale, permettendoci di entrare profondamente in contatto con i territori che stavamo attraversando. Anche Rosita e Carmela, premurose ed attente collaboratrici di Legambiente Putignano, ed i giovani Gianni e Mimmo sono stati presenze fondamentali per l’organizzazione e la buona riuscita di un trekking impegnativo sotto diversi aspetti.

SpaccaMurgia, Puglia - ulivi“Benvenuti in Puglia!” Antonio ci accoglie in aeroporto con un gran sorriso e con i tradizionali taralli… ci sentiamo già a casa. Raggiungiamo con lui il centro di Monopoli, da dove ha inizio il trekking. Ammiriamo le case bianche di Monopoli per poco, giusto il tempo di restare incantati dal contrasto tra il colore dell’intonaco ed il blu del mar Adriatico.

Il primo giorno si rivela il più tosto, forse anche perché non ero più abituata a camminare. Da Monopoli calpestiamo per qualche chilometro il lungomare, sprofondando con i piedi nella sabbia asciutta e sul bagnasciuga. Seguiamo il profilo dei fiordi e delle calette, ammirando una dopo l’altra Cala Rossa con i suoi papaveri al vento, Cala Verde e le sue sfumature marine, la meravigliosa Cala Paradiso e Cala Ghiacciolo, bagnata da onde fresche anche in estate. Poi ci inoltriamo nell’entroterra, tra trulli secolari e sentieri sterrati. Una lunga pausa sdraiati sull’erba nel sito archeologico di Egnazia ci rigenera, così come il pranzo a base di gustosi panini pugliesi farciti con i prodotti locali. Poi ancora altri chilometri per strada, fino ad arrivare, stanchi ma curiosi, a Pezze di Greco.

La Masseria Donna Licia accoglie per la prima notte questo strano gruppo formato da una cinquantina di camminatori di diverse età e provenienze. Giovanni assegna i posti letto, alcuni di noi dormiranno in un trullo… fa anche il mio nome: non sto già più nella pelle all’idea di dormire in un trullo tradizionale! C’è appena il tempo di posare gli zaini, ed alle 20 la cena è pronta: uno dopo l’altro sfilano sulle lunghe tavolate i piatti della cucina locale: taralli, orecchiette alle cime di rapa, salsicce e bombette, boconotti. Un paradiso! La serata è lunga e nel trullo crolliamo in un sonno profondo.

SpaccaMurgia, Puglia - lungo l'AdriaticoIl secondo giorno ripartiamo carichi da Pezze di Greco, diretti a Cisternino. Il primo tratto è faticoso, saliamo il pendio murgiano adriatico accaldati dal sole di mezzogiorno, ammirando il panorama e Monopoli ormai distante. Poi l’incontro con la Murgia dei Trulli: sparsi qua e là negli uliveti, sembrano piccole casette delle fiabe. La Valle d’Itria si espande tutta intorno a noi, mostrandoci la sua bellezza naturale. Giovanni ci guida, ci racconta, ci ascolta. Attraversiamo il borgo di Lamie di Olimpia, un piccolo Olimpo sulla Murgia con le tipiche abitazioni dai tetti caratteristici, e proseguiamo a Figazzano, imboccando la bella ciclovia dell’acqua, costruita sul percorso del vecchio acquedotto pugliese.
Lungo il cammino si formano piccoli gruppi, nascono nuove amicizie: tre ragazze provenienti da Roma ci spiegano come hanno scoperto del trekking, tra amici comuni e la potenza dei social network.

La giornata scorre veloce e altri 22 chilometri sono presto macinati: un grande albergo alle porte di Cisternino, l’Hotel Aia del Vento, ci ospita per la notte e per cena, rimpinzandoci di gustosi piatti della tradizione.

SpaccaMurgia, Puglia - trulli

Il terzo giorno lasciamo Cisternino diretti a Martina Franca. Percorriamo il primo tratto a bordo di un nostalgico trenino panoramico, che ci porta sferragliando nel cuore della meravigliosa cittadina barocca di Martina Franca. Ammiriamo il bel centro storico, la Basilica Minore Pontificia di San Martino e la piazza Plebiscito, la Torre dell’Orologio, il seicentesco Palazzo Ducale. Un caffè ed un pasticciotto allo storico Caffè Tripoli e si riparte, anche stavolta per un breve tratto sui binari.

SpaccaMurgia, Puglia - Masseria Tagliente

Masseria Tagliente

Dalla stazione apparentemente abbandonata di San Paolo proseguiamo a piedi l’itinerario. Per pranzo siamo ospiti nel giardino di un’altra bellissima masseria, che esploriamo in lungo e in largo prima di lasciarcela alle spalle, ma solamente dopo aver assaggiato la ricotta che producono qui: incredibilmente fresca e gustosa.
Il percorso si inerpica per i boschi del pendio jonico murgiano, attraverso il Parco delle Gravine ed i tratturi di masseria Tagliente, nella Riserva Naturale orientata Bosco delle Pianelle che si estende fino alle gravine del Tarantino.

Colle dopo colle, arriviamo a Montemesola. Questa sera ci accoglie un piccolo grande paradiso, l’Hotel Parco delle Querce di Crispiano: ceniamo e brindiamo all’ultima serata nel bel ristorante ricavato da quattro trulli affiancati, siamo ormai diventati una grande compagnia itinerante.

SpaccaMurgia, Puglia - masseria Tagliente

Un maestoso ulivo nel giardino di Masseria Tagliente

Il quarto ed ultimo giorno lasciamo Montemesola un po’ rattristati, consci che quelli saranno gli ultimi chilometri in compagnia di questo gruppo ormai piuttosto affiatato. Attraversiamo la Gravina del Marchese, un luogo circondato dalle leggende sul Marchese di Montemesola, personaggio vissuto a cavallo del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Nella gravina di Montemesola si trovano un insediamento rupestre costituito da grotte-abitazioni, cascate d’acqua sorgiva ed un trullo per le sue cortigiane. Papa Ciro, ecclesiastico che nel diciannovesimo secolo venne accusato di omicidio, utilizzò la zona come rifugio, asserragliandosi nella Gravina. Oggi la zona è un susseguirsi di coltivazioni di ulivi e di ogni tipo di albero da frutto, dell’azienda San Luca dei fratelli Giuliani.

Il cammino riprende, finché all’orizzonte spunta nuovamente il mare: stavolta è il Mar Ionio, anzi il Mar Piccolo. Sulla linea del mare si staglia il profilo di Taranto: manca poco all’arrivo! Percorriamo le sponde del Mar Piccolo, la foce del fiume Galeso, una linea ferroviaria in disuso. La vegetazione qui cresce indisturbata tra le rotaie e lungo i binari, riprendendosi ciò che è sempre stato suo.

SpaccaMurgia, Puglia - Taranto

Il blu del mar Piccolo accompagna gli ultimi chilometri di questo trekking. Arriviamo a Taranto nel tardo pomeriggio di un caldo 25 aprile, ed è già l’ora dei saluti. C’è chi riparte per Napoli in treno, chi dovrà raggiungere Roma in macchina, chi deve prendere un aereo per tornare al nord. Le emozioni si fanno più forti, i legami che si sono stretti in pochi giorni diventano improvvisamente una colla difficile da sciogliere. Abbracci, sorrisi e tanti arrivederci: il cammino ci ha uniti ed ha fatto nascere nuove amicizie.

SpaccaMurgia, Puglia - tratturi

Giovanni ci riporta a Bari: è strano percorrere in macchina tutti questi chilometri e pensare che li abbiamo fatti tutti a piedi. La strada corre veloce sotto le ruote, ma ha tutto un altro sapore.
In aeroporto lo zaino è leggero, ma carico di una nuova esperienza e di meravigliosi ricordi. Lasciamo la Puglia promettendoci di ritornare, e lo faremo: la bellezza di questi luoghi merita di essere gustata nuovamente.

Quasi 100 chilometri lungo i sentieri e sui diversi terreni della Puglia, attraverso tutta la bassa Murgia e la Valle d’Itria… uno spettacolo che rimarrà a lungo nella mente e nel cuore. Grazie Legambiente!

Sospeso tra lago e montagna: l’incanto del borgo di Tremosine

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Una domenica all’aria aperta, immersa in una di quelle strane giornate di primavera con il tempo ballerino e l’aria che soffia dispettosa: è così che ho trascorso una giornata a Tremosine, un affascinante borgo affacciato sul lago di Garda, in provincia di Brescia. L’occasione mi è stata regalata dalle Invasioni Digitali organizzate qui dalla Pro Loco di Tremosine, per scoprire l’ospitalità locale sotto il segno delle riconoscibili mascherine rosse e del tag #WeareTremosine, accompagnati lungo le vie del borgo dalla preparatissima signora Rosanna.

Pieve di Tremosine Viaggiando s'impara (3)

Ma Tremosine non è solo Tremosine: è un nugolo di borghi diffusi su una terrazza naturale a picco sul lago di Garda. Del comune omonimo fanno parte ben 18 piccoli centri sparsi per 72 km quadrati, incastonati lungo l’altopiano che sovrasta il lago. Salendo dal centro di Limone, si incontrano una dopo l’altra diverse frazioni, fino a giungere al capoluogo Pieve di Tremosine, uno dei “Borghi più belli d’Italia”.

Tremosine scala tondaPieve è un meraviglioso ed antico borgo aggrappato alla roccia a picco sul lago di Garda, sviluppatosi sulla sommità di una falesia scavata dal ghiacciaio, a 423 metri d’altitudine. La sua storia inizia in epoca romana o etrusca, e prosegue tra diverse dominazioni. Anche se piccolo, il borgo offre molto da vedere: da Piazza Marconi, su cui si affaccia anche il piccolo ma fornito ufficio informazioni della Pro Loco, si sbrogliano diversi vicoli e stradine.

Attraversando archi e volti medievali ci si può imbattere in chicche locali, come i piccoli balconcini fioriti o la Scala Tonda, una curiosa scala tondeggiante costruita da Arturo Cozzaglio, conosciuto più semplicemente come “l’Arturo dela Scala Tónda“. Proprio questa è la sua casa natia, al numero 7 di via Scala Tonda, mentre l’edificio con la fontana è l’antica sede comunale. Sul muro dell’archivio comunale un occhio attento sa riconoscere il leone di San Marco, ricordo della dominazione veneta. Alcuni vicoli terminano in piccole terrazze che si aprono sul lago, romantici angoli di borgo incastonati nella roccia.

Anche i locali di Pieve di Tremosine offrono viste incredibili: la deliziosa Locanda Al Castelletto è un rifugio per sognatori ad occhi aperti, con le tre camere ed una suite, una spa ed un ristorantino attento ai prodotti di stagione. Anche l’Hotel Ristorante Miralago ed il vicino Bar Tremosine “Da Gemma”, in Piazza Cozzaglio, sono una vera rivelazione: costruito a metà tra roccia e aria, il ristorante ha una bellissima terrazza vetrata sospesa sul lago di Garda. Da un lato lo sguardo si perde in un panorama a metà tra il lago ed il Monte Baldo, e dall’altra si incanta a guardare la roccia su cui è ancora fissato il gancio del teleforo che un tempo collegava il borgo al porto sul lago.

Pieve di Tremosine

Nel centro di Pieve di Tremosine si erge la Chiesa di San Giovanni Battista, una pieve romanica ricostruita nel Settecento che racchiude antiche opere di pregio. Pochi passi più avanti la Terrazza del Brivido, sospesa a 350 metri sul livello del lago, regala una vista che toglie il fiato (o forse è l’effetto delle vertigini!).
Ci si può accedere dall’Hotel Paradiso, dove si può sorseggiare un aperitivo o gustare qualcosa di più sostanzioso: il titolare sa preparare un’ottima polenta cusa, uno dei piatti tipici della zona preparato con una miscela di farina nera, formaggio e burro. Altre prelibatezze locali che si possono gustare in questo borgo sono i tortelli ai formaggi, il Capù (antipasto formato da un rotolo di pane e coste servito con olio di oliva nostrano), lo spiedo di carne, la golosa formaggella di Tremosine e gli spongadì, semplici dolci preparati tradizionalmente nel periodo pasquale.

Strada della Forra

La panoramica Strada della Forra

Da Pieve di Tremosine parte un percorso pedonale panoramico che porta al lago in una quarantina di minuti, da percorrere con gli scarponcini ai piedi. In alternativa, si può esplorare la splendida Strada della Forra, un itinerario un po’ scavato nella roccia lungo la forra scavata dal torrente Brasa ed un po’ a sbalzo su strapiombi mozzafiato. Questa strada, costruita solo nel 1913 su progetto di Arturo Cozzaglio e definita da un giornalista tedesco «La strada più bella del mondo», rappresenta il collegamento di Pieve e degli altri borghi di Tremosine con il lago di Garda, la frazione Campione ed il porto.

Tremosine è accoglienza, è bellezza, è genuinità: tutto ciò che si cerca continuamente e che si può trovare qui, in un borgo incredibilmente semplice quanto meraviglioso. Di questa “semplice meraviglia” parlano i suoi stretti vicoli e viuzze, le piazzette in pietra, i balconi fioriti e le tante terrazze a picco sul lago che lasciano a bocca aperta per la spettacolare vista panoramica. Ne parlano gli abitanti locali, che – ormai abituati al viavai di turisti e visitatori – sorridono continuamente e regalano informazioni e curiosità a chi si ferma, incantato, qualche secondo in più.

Ogni stagione è buona per scoprire questo borgo rimasto fermo nel tempo, ma in alcune occasioni speciali Tremosine si anima con eventi e manifestazioni particolari: segnatevi dunque queste date in calendario!

  • La Cinque miglia del Ghiottone“, una camminata gastronomica tra sentieri, boschi e borghi – ognuno con il suo piatto tradizionale – prevista per il 2 giugno;
  • Non solo Aperitivando“, una festa estiva all’aria aperta in programma il 23 luglio;
  • Vita nei Borghi“, musica tra vino e sapori nel centro di Pieve di Tremosine il 2 settembre.

Voi ci siete mai stati? Per altre informazioni e curiosità sul borgo potete visitare il ricco sito della Pro Loco di Tremosine o lasciarmi un commento 🙂

#SpaccaMurgia, quattro giorni alla scoperta lenta della Puglia

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Siamo alla soglia di un ponte lungo, quello del 25 aprile, ed io sto per partire. Una vera e propria partenza last minute, verso una meta che non ho mai visto, per un’esperienza nuova ed entusiasmante allo stesso tempo.

Domani parto per la Puglia: partecipo a #SpaccaMurgia, un percorso di trekking lento attraverso il tacco d’Italia. In quattro giorni, da sabato 22 a martedì 25 aprile, cammineremo da Monopoli a Taranto, dal Mar Adriatico allo Ionio, attraversando tutta la Murgia dei Trulli. Si parte dal Castello Carlo V di Monopoli, affacciato sull’Adriatico e sul porto vecchio, per giungere dopo quattro giorni di cammino allo Ionio ed al Castello Aragonese di Taranto, posto sull’isola della città antica di fianco al ponte girevole, a difendere il passaggio fra i due mari.

spaccamurgia
Attraverseremo i borghi di Monopoli, Savelletri, Locorotondo, Martina Franca e Montemesola, per raggiungere infine Taranto. Scopriremo il centro storico e le mura di Monopoli, la via Traiana, i sentieri costieri di fianco all’abbazia di Santo Stefano e gli scavi di Egnazia, il parco degli ulivi secolari, i boschi ed i sentieri panoramici sul pendio in cui si alza la Murgia, il centro storico di Locorotondo, paese fra i “Borghi più belli d’Italia”, e quello barocco di Martina Franca, l’intera Valle d’Itria, i boschi e l’architettura rurale della Murgia dei Trulli, il pendio murgiano affacciato sul golfo di Taranto e le colline ioniche, il Parco delle Gravine tra cui la Gravina del Marchese, il piccolo borgo di Montemesola, le sponde del Mar Piccolo, il fiume Galeso, l’isola della città antica di Taranto fino al ponte girevole ed al castello.

Un percorso lento ma allo stesso tempo ricco di piccole grandi meraviglie: in quattro giorni ammirerò gli scorci più scenografici e gli angoli più nascosti di tutta la Puglia. Un’autentica avventura a passo lento, incredibilmente densa, fatta di paesaggi, cultura, architettura, storia, enogastronomia ed incontri fra persone, da assaporare lentamente, per trattenere tutto e non perdere nulla. Un viaggio slow, di quelli che piacciono a me: ogni giorno percorreremo fra i 15 ed i 25 km su terreni diversi, guidati da esperti del territorio ed immersi nella Puglia più autentica.

valle d'itria

L’iniziativa fa parte del progetto Green City che ha come capofila Legambiente Putignano – circolo Verde Città, ed è stato finanziato nell’ambito dell’iniziativa “Giovani per il Sociale” del Dipartimento per la Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il progetto Green City promuove azioni di riqualificazione di aree rurali degradate attraverso esperienze di partecipazione sociale e cittadinanza attiva, per sensibilizzare ed educare la popolazione in materia di tutela dell’ambiente, di risanamento di aree soggette all’abbandono dei rifiuti, programmi di formazione di “guardie ambientali”, realizzazione di mappe interattive. Nell’area coinvolta in queste attività rientrano i comuni di Alberobello, Castellana, Noci, Putignano e Locorotondo, poiché interessate da importanti cammini “lenti”, tra cui la via Francigena del Sud e la via dell’Acquedotto Pugliese. Seguendo le finalità del progetto, durante il trekking verrà anche effettuato un puntuale monitoraggio della situazione ambientale del percorso, con particolare attenzione agli scarichi e micro scarichi abusivi di rifiuti.

Racconterò tutto sui miei canali social (Facebook, Twitter ed Instagram): seguitemi live e venite con me alla scoperta di una Puglia lenta e sostenibile! 🙂

Londra in tre giorni, il mio itinerario

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Era davvero tanto tempo che desideravo vedere questa città di cui tutti mi parlano, così durante le ultime vacanze di Natale sono volata a Londra in dolce compagnia. Temevamo di trovare un freddo pungente, invece l’Inghilterra ci ha accolti con il sole… che è durato solo un giorno purtroppo, ma il tempo è stato davvero mite e ci ha permesso di girovagare per Londra tutta la giornata.
Tre giorni non sono chiaramente sufficienti per visitare tutto quello che la città offre, ma credo che a Londra non basterebbe nemmeno un mese. In ogni caso abbiamo cercato di sfruttare al meglio il tempo a nostra disposizione con alcuni itinerari tattici: eccoli, giorno per giorno – magari potrebbero tornare utili anche a voi! 🙂

Londra

Il “centro” di Londra e la vista dall’alto

Per familiarizzare con la città abbiamo deciso di ammirarla dall’alto del London Eye, la ruota panoramica più alta d’Europa. Non è proprio economica, ma acquistando il biglietto (standard) online si risparmia un significativo 10% ed anche la prima coda. La fila può essere lunga ma è scorrevole, poi l’esperienza sulla ruota panoramica è molto piacevole, e dura 30 minuti.
Prima di raggiungere la London Eye abbiamo percorso tutta la zona a sud del Tamigi, a partire dal London Bridge: Bankside, la zona che nel Cinquecento vide il moltiplicarsi di bische, bettole, bordelli e persino teatri, considerati luoghi di perdizione. In questo modo abbiamo intravisto The Shard, grattacielo progettato da Renzo Piano e completato nel 2012, attraversato il vivace e colorato Borough Market e, poco distante, visitato la meravigliosa Cattedrale di Southwark, chiesa agostiniana fondata nel 1106 e rimaneggiata in epoca vittoriana: l’ingresso, quasi nascosto, è gratuito e ne vale davvero la pena per il suo curioso ma armonioso mix di stili eterogenei.

I moderni edifici di Londra

I moderni edifici londinesi lungo il Tamigi

Ritornando verso il fiume ci si imbatte nel Golden Hinde, la replica della nave che Sir Francis Drake utilizzò per circumnavigare la terra tra il 1577 ed il 1580. Restando su Clink Street si possono ammirare i resti dell’antico palazzo del vescovo di Winchester con un grande rosone, poco distante si trova invece l’ingresso alla Clink Prison.

Proseguendo lungo il Tamigi si passa sotto Southwark Bridge e si giunge al Globe Theatre, fedele ricostruzione del teatro di Shakespeare dopo che un incendio lo distrusse nel 1633. Qualche altro passo e ci si ritrova a lato della colossale Bankside Power Station, una centrale termoelettrica della seconda metà del ventesimo secolo dismessa nel 1981 e adibita dal 1995-99 a museo: è la Tate Modern, un enorme galleria che ospita centinaia di opere di arte moderna e contemporanea.

Oxo Tower Wharf e Gabriel’s Wharf sono due curiosi edifici che rappresentano la riqualificazione urbanistica nata dall’iniziativa popolare. Poco più avanti si trova il Southbank Centre con la Royal Festival Hall, una grande sala da concerto, e la Queen Elizabeth Hall. Ancora pochi passi e si giunge alla London Eye.

Big BenUna volta scesi dalla ruota panoramica si può proseguire attraversando il Westminster Bridge: qui abbiamo visitato da fuori la Clock Tower o Big Ben, le Houses of Parliament e l’Abbazia di Westminster, la chiesa dei sovrani inglesi che meriterebbe una visita anche al suo interno. Risalente addirittura al 730-740, quest’abbazia ha visto l’incoronazione di quasi tutti i regnanti, ed accoglie le spoglie di molti di loro. Accanto alla mole di Westminster si trova la piccola ma elegante St. Margaret Church, mentre di fronte all’abbazia si erge la Methodist Central Hall, con la sua enorme cupola, sede di cerimonie, concerti e mostre e della prima Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 1946.
Anche il Parlamento è aperto alle visite a pagamento, ma vi si può entrare anche gratuitamente quando le Camere sono in sessione: le sedute vengono indicate da un cartello posto all’ingresso di St. Stephen’s.

Da qui la nostra visita è proseguita lungo Parliament Street, che diventa successivamente Whitehall, in un susseguirsi di importanti ministeri. Qui si trova la sede delle House Guards, dove abbiamo assistito al cambio della guardia. Vale la pena attraversare l’edificio per sbucare nel cortile della House Guards e ritrovarsi all’estremità del bel St. James’s Park, in un andirivieni di persone.

Whitehall termina a Trafalgar Square, ma noi abbiamo svoltato poco prima per attraversare l’Admiralty Arch e percorrere il grande viale The Mall, ma solo fino a Carlton House Terrace e alla scalinata che porta a Waterloo Place. Il cuore del quartiere di St. James è l’omonima St. James’s Square, attorno a cui sorgono dimore aristocratiche e negozi esclusivi. Da qui si torna su The Mall per raggiungere Buckingam Palace, la celebre residenza londinese dei sovrani, ed il Queen Victoria Memorial. Nell’angolo meridionale del Palazzo si trova The Queen’s Gallery, che espone le collezioni reali e, poco oltre, le scuderie reali, che ospitano tuttora i cavalli della regina.

Da qui si potrebbe visitare il quartiere di Chelsea percorrendo Palace Road, ma noi siamo tornati indietro passando per St. James’s Park, osservati da ogni tipo di volatile e da intraprendenti scoiattoli. Ci siamo goduti il tramonto proprio nel bel mezzo del parco, sul ponte che attraversa il laghetto, e siamo tornati a Trafalgar Square, ritrovo di svariati artisti di strada londinesi, arrivando alla National Gallery verso le 16.30,che si è rivelata un rifugio ideale dopo l’imbrunire. La National Gallery è una delle più ricche pinacoteche del mondo, ospita oltre 2300 opere ed è completamente gratuita: un paradiso per gli amanti dell’arte! 😉

scoiattoli a St. James Park

Prima di cena abbiamo visto anche Leicester Square e Piccadilly Circus, la piazza irregolare nota per le sue grandi insegne pubblicitarie luminose e per l’ingente traffico di auto e di persone. Abbiamo attraversato Chinatown per poi spostarci a cena nell’adiacente quartiere di Soho, diventato ora una zona trendy con diversi locali dopo un passato da quartiere aristocratico e poi a luci rosse. La zona brulica di teatri, con le loro insegne affacciate sulla strada. Grazie ad un amico che vive e lavora qui da quasi due anni abbiamo approfittato dell’occasione per visitare la sua sede di lavoro, TripAdvisor, affacciata su Soho Square, per poi gustarci un ottimo hamburger da Honest Burgers (il locale è piccolo e probabilmente c’è da attendere per un tavolo, ma si viene serviti presto) ed una corposa birra a Waxy O’Connor’s, un bel pub accogliente e molto grande.

Greenwich, dove il tempo ebbe inizio

Osservatorio GreenwichLa mattina del secondo giorno è stata dedicata a Greenwich, dove si arriva facilmente con la DLR, la metropolitana leggera che serve l’area ricostruita della zona del Docklands nell’est di Londra. Qui, costruito su una collinetta ed immerso nel Greenwich Park, si trova l’Old Royal Observatory, progettato dal grande architetto Christopher Wren nel 1675 per calcolare esattamente la longitudine e rendere più sicura la navigazione. Vi lavorarono gli astronomi reali compreso un aiutante di Halley, John Harrison, che costruì un cronometro in grado di segnare sempre l’ora esatta, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche: la sua impegnativa carriera è raccontata all’interno dell’osservatorio (l’audioguida, anche in italiano, è compresa nel biglietto). Nel 1884 i delegati di 25 Nazioni decisero che il meridiano da cui calcolare l’ora e la distanza fosse quello di Greenwich: nel cortile dell’osservatorio una linea indica il Prime Meridian, il grado zero di longitudine, mentre un grande orologio segna l’ora di Greenwich.
Il Planetario offre spettacoli gratuiti e a pagamento in determinati orari: conviene informarsi una volta arrivati alla biglietteria per organizzare al meglio la propria visita.

Science Museum

L’interno del Science Museum

Nel primo pomeriggio ci siamo spostati nella zona di Notting Hill: abbiamo percorso sotto una pioggia fina Portobello Road, con i suoi eccentrici negozi vintage e di antiquariato, per poi avventurarci nel verde tra Kensington Gardens e Hyde Park, scoprendo l’area giochi a tema Peter Pan dedicata alla principessa Diana e ammirando Kensington Palace, residenza ufficiale dei duchi di Cambridge. A lato del parco si trovano la Royal Albert Hall e l’Albert Memorial, un opulente monumento dedicato al Principe Alberto.

Aggirando la Royal Albert Hall ci si ritrova in un attimo nel quartiere dei musei: qui sorgono infatti a poca distanza l’uno dall’altro il Victoria & Albert Museum, il Science Museum ed il Natural History Museum. Eravamo già molto propensi ad entrare, e la pioggia insistente ci ha convinto per la visita: abbiamo perciò visto rapidamente il Science Museum, enorme museo dedicato alla scienza di ogni tipo, e poi le Earth Galleries del Natural History Museum.

All’uscita abbiamo percorso Brompton Road fino ai grandi magazzini Harrod’s, con i suoi 7 piani e più di 300 reparti, ognuno col suo stile. Da li abbiamo preso la metro fino a Russell Square per visitare infine il British Museum, aperto fino alle 21 il venerdì sera. Non basterebbe una giornata intera per visitare tutto ciò che offre questo tempio della storia, ma noi ci siamo accontentati di vedere dal vivo la Stele di Rosetta ed altri cimeli, di perderci nel cunicolo di gallerie e di ritrovarci con lo sguardo perso nell’immensità dell’atrio.
Anche la seconda sera abbiamo deciso di cenare a Soho, quartiere dalle mille proposte enogastronomiche e culturali: gli armoniosi piatti speziati della cucina thailandese mi hanno conquistata!

I tesori nascosti di Londra

Binario 9 e 3/4Il nostro terzo ed ultimo giorno pieno è iniziato sabato mattina con la visita della stazione di King’s Cross e del suo famoso Binario 9 e 3/4 (i fan di Harry Potter mi capiranno). Niente foto di rito con il carrello mezzo scomparso, ormai quasi monopolizzate dai gestori del negozio accanto al binario immaginario, ma una scatola di Gelatine Tuttigusti+1 non me la toglie nessuno! 🙂

A pochi passi dalla stazione di King’s Cross e la notevole stazione di St. Pancras si trova la nuova British Library, una bella biblioteca che al suo interno ha una collezione di volumi di ogni tipo e valore, come due copie della Bibbia di Gutenberg ed altrettante della Magna Carta. L’esposizione interna è visitabile gratuitamente; noi ci siamo divertiti a girovagare un po’ ed a giocare ad una specie di Cluedo nello Shop della biblioteca, improvvisandoci detective.

Il pomeriggio siamo tornati nella City per visitare l’immensa Cattedrale di St. Paul: il biglietto può sembrare salato, ma include una ricca audioguida e la visita alle tre cupole ed alla cripta. Prendetevi tutto il tempo che vi serve, questa chiesa è uno scrigno di storia e merita di essere esplorata ed ascoltata. Se avete ancora fiato una volta giunti alla Whispering Gallery, la Cupola dei Bisbigli, mettete alla prova il sistema che dà il nome alla cupola: in due, ponetevi ai due lati opposti della cupola e provate a bisbigliare qualcosa lungo il muro, dovreste riuscire a sentirvi distintamente nonostante il grande spazio circostante. Sembra incredibile, ma funziona!

Vista da St. Paul

La vista da St. Paul. Dalla cima della cupola più alta si gode di un panorama a 360 gradi

Il resto del pomeriggio è stato dedicato all’esplorazione della City: girovagando abbiamo visto il curato edificio di Guildhall, la storica sede della municipalità londinese, e poi siamo finiti a Bank, nel cuore finanziario della City tra lo Stock Exchange, il Royal Exchange e la Bank of England. Proseguendo a piedi ci siamo imbattuti nel Monument, una colonna di 62 metri su cui si può salire, e poi nel curioso e colorato Leadenhall Market, un antico mercato delle carni coperto in vetro e ferro battuto.

St. PaulNon ancora stanchi, abbiamo passeggiato fino a Tower Hill, la collinetta su cui corre un bel pezzo di muro romano e dove si erge la Tower of London, fortezza dalla storia piuttosto complicata. Davanti a Tower Hill si erge il famoso Tower Bridge, costruito tra il 1886 ed il 1894 in stile neogotico. La parte centrale si apre al passaggio delle navi: l’evento non è più così frequente come in passato, ma avviene ancora circa 900 volte all’anno.

Una volta attraversato il ponte, ci siamo incamminati lungo South Bank, costeggiando il Tamigi e passando accanto a curiosi edifici come il GLA (Greater London Authority) Building, sede dell’amministrazione metropolitana, interamente costruito in vetro a simboleggiare la trasparenza della democrazia. Dopo una tappa per una buona birra al pub The George, uno dei più antichi ancora in attività fin dal 1542, siamo arrivati fino alla Tate Modern, aperta il sabato fino alle 22, così ne abbiamo approfittato per visitare le 4 aree tematiche ed ammirare opere di grandi artisti tra cui Matisse, Picasso, Kandinsky, Pollock, Dalí, Magritte, Ernst, De Chirico, Miró.
All’uscita abbiamo attraversato il  Millennium Bridge, che dalla Tate Modern porta alla Cattedrale di St. Paul, e ci siamo spostati in metro fino a Soho, quartiere a cui ci siamo ormai affezionati.

 

Le mille sfaccettature di una città in continuo cambiamento

Londra è una città incredibile, con edifici di ogni epoca e stile, musei ricchi di opere preziose completamente gratuiti e monumenti a personaggi che hanno fatto la storia. È trafficata di auto, bus, taxi e persone, ma sa anche regalare tranquillità nei suoi grandi parchi e nelle passeggiate lungo il Tamigi.

Per muoverci in città noi abbiamo camminato molto: è il modo migliore per godersi Londra e tutto ciò che ha da offrire. Per agevolarci e velocizzarci negli spostamenti abbiamo acquistato due Oyster Card, la tessera che permette di utilizzare tutti i trasporti semplicemente caricandola. La card ha un valore di 5 £ che fungono come cauzione (vengono restituiti se si decide di consegnare la tessera al termine della vacanza), e si carica semplicemente a qualsiasi stazione della metropolitana. Una volta raggiunto il tetto massimo di spesa giornaliera, si viaggia gratuitamente.

Dall’aeroporto di Stansted abbiamo raggiunto comodamente Londra con la rete di autobus National Express, che collegano varie zone della città in poco più di un’ora e ad un prezzo molto accessibile. Per dormire, invece, ci siamo affidati ad AirBnb ed abbiamo soggiornato per 5 notti in un semplice appartamentino nel comodo e tranquillo quartiere di Shoreditch.

Devo dire che Londra non solo ha soddisfatto le mie alte aspettative, ma mi ha stupita con la sua personalità, lasciandomi il desiderio di tornare per vedere anche tutto quello che per ragioni di tempo ho dovuto lasciare per la prossima volta. Voi ci siete stati? Lasciatemi nei commenti i vostri consigli su cosa vedere assolutamente la prossima volta: sarei felice di fare un nuovo itinerario! 🙂

Tower Bridge

Porto, godersi il sole ed un buon vino lungo il Douro

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Quarta e ultima tappa del nostro viaggio in Portogallo dopo Lisbona, Sintra e Cabo da Roca, Porto ci ha accolte con un clima già più mite ma con un sole sempre vivo. Arroccata sulla collina che si eleva sopra il fiume Douro, Porto è una città affascinante ricca di intricati vicoli e stradine e di storie da raccontare.

Porto vista da Vila Nova de Gaia

Le cose da vedere in città sono tante, ma l’importante è munirsi di buona volontà per camminare: anche Porto, come Lisbona, ha continui saliscendi che provano gambe e fiato, ma ripaga con viste davvero incredibili. In ogni caso ci sono anche ascensori e teleferiche che connettono magistralmente la città.
Porto, che dà il nome non solo al Portogallo ma anche al famoso vino (il Vinho do Porto) che viene prodotto con le uve della valle del Douro, si può dividere fra città alta e città bassa, è attraversata dal fiume Douro e comprende anche Vila Nova de Gaia, la parte al di là del fiume dove si trovano quasi tutte le cantine.

stazione di Sao BentoLe attrazioni di Porto sono numerose, e molte di queste sono visitabili liberamente o visibili dall’esterno. Nella parte alta della città si possono ammirare opere come la Sé, la cattedrale della città, una chiesa romanica del XII-XIII secolo intrisa di gotico e barocco, la decoratissima chiesa di Santa Clara, la chiesa di Cedofeita, la chiesa di Sant’Ildefonso e la chiesa dos Clerigos con la torre più alta di tutta Porto.

Merita una visita anche la stazione dei treni, la Estação de São Bento: l’ingresso è meravigliosamente decorato da azulejos che narrano i momenti più importanti della storia del Portogallo e la vita popolare di un tempo.
Passeggiando lungo la pedonale Rua de Santa Catarina, la via principale della città alta con negozi e bellissimi palazzi ricoperti di azulejos, si giunge anche al mercato coperto di Bolhão, che purtroppo era chiuso il 1 novembre quando siamo passate noi: qui si può fare incetta di golosi prodotti portoghesi.

Libreria Lello e IrmãoVa assolutamente messa in conto anche una visita alla Libreria Lello e Irmão, una bizzarra libreria che potrebbe aver ispirato J. K. Rowling per la sua saga su Harry Potter, quando la scrittrice insegnava inglese in città. La curiosa libreria è ricoperta di libri di ogni tipo alle pareti, ha una buffa scala al centro ed un carrello per trasportare volumi che corre su binari da una parte all’altra del negozio. L’ingresso costa 3 €, ma acquistando un libro il prezzo del biglietto viene decurtato (sì, ci sono libri per ogni lingua 😉 ). L’attesa per entrare potrebbe essere lunga: se si acquista il biglietto online si riceve automaticamente un orario d’ingresso, ma il biglietto costa 2 € in più. Eh sì, il tempo è denaro!

Scendendo nella parte bassa della città si incontra il maestoso Palacio da Bolsa: il palazzo può essere ammirato al suo interno solamente con una visita guidata, che vale la pena anche solo per il magnifico salone arabo, una sala interamente decorata con stucchi e intagli in legno.

La parte più pittoresca di Porto è proprio qui, sulle rive del Douro: è il quartiere della Ribeira, con scorci caratteristici e tanti locali per assaggiare i piatti tipici. Ci sono anche piccole panetterie e pasticcerie dove acquistare e gustare il cibo di strada locale, davvero economico e gustoso.

Tante strade caratteristiche della Ribeira, come la più antica Rua dos Mercadores o l’elegante e bellissima Rua da Flores, portano a Praça da Ribeira, la meravigliosa piazzetta della città bassa con le sue case multicolori addossate l’una all’altra.

Praça da Ribeira

La vulcanica Praça da Ribeira

Casa da MusicaUn po’ fuori dal centro storico di Porto, ma che merita una visita (magari guidata), si trova la Casa da Música, un moderno edificio costruito nel 2001 in occasione della candidatura della città di Porto come Capitale Europea della Cultura e strutturato appositamente per la diffusione ad hoc delle onde sonore. Oggi è la principale sala da concerto della città, nonché la sede istituzionale di tre differenti orchestre di Porto.

Un suggerimento per approfittare delle possibilità di Porto: l’ufficio informazioni, che si trova vicino alla Cattedrale della Sé, propone convenienti pacchetti comprensivi di visite guidate, piccole escursioni in battello sul Douro e visite libere alle cantine con assaggi di vino Porto. Fateci un salto anche solo per prendere una cartina della città e valutare le varie opzioni di visita.
Noi non ci siamo fatte mancare nulla, e assieme al biglietto del Palacio da Bolsa abbiamo preso anche quello per fare un rilassante giro in battello lungo il fiume e due degustazioni nelle cantine.

I battelli si prendono sulla riva del Douro, di fronte a Vila Nova de Gaia e ai suoi rabelos, le tipiche imbarcazioni che un tempo erano usate per trasportare il vino Porto dalle colline alla città. Grazie al tour in battello, senza spiegazioni ma ugualmente piacevole, abbiamo scoperto i numerosi ponti di Porto, in primis il ponte Dom Luís I, realizzato dall’ingegnere belga Téophile Seyrig, collaboratore di Eiffel, ed il ponte ferroviario Dona Maria Pia, progettato dallo stesso Eiffel. Un tempo sul Douro si ergeva anche il Ponte sospeso D. Maria II, chiamato anche Ponte Pênsil, che aveva sostituito il primo ponte permanente, il ponte das Barcas, un vero e proprio ponte di barche realizzato nel 1806 che crollò appena tre anni dopo quando la popolazione fuggì disperatamente dall’invasione delle truppe napoleoniche.

vista da Vila Nova de Gaia

Attraversato il ponte Dom Luís I si giunge nel quartiere di Vila Nova de Gaia, regno delle cantine del vino Porto. In queste cantine il vino viene semplicemente lasciato ad invecchiare in grandi botti, perché il procedimento per far fermentare il Porto viene bloccato al suo stadio iniziale con l’aggiunta di alcool, per questo i lieviti che normalmente trasformano l’uva in alcool non possono agire ed il vino risulta naturalmente dolce.
vino PortoDurante le visite guidate si assiste quindi solo al procedimento dell’invecchiamento del vino, ammirando le distese di botti e bramando il momento della degustazione.

Noi abbiamo visitato velocemente la cantina Porto Cruz (magnifica la vista dalla terrazza dell’Espaço Porto Cruz!) e la cantina Quevedo, incluse nel nostro biglietto, mentre abbiamo dedicato più tempo ed apprezzato maggiormente la cantina Offley: con appena 4 € abbiamo partecipato alla visita guidata ed alla degustazione di tre vini. Ci sono infatti diversi tipi di vino Porto: il Bianco, fresco e fruttato, il Ruby, che richiama già nel nome il suo colore rosso rubino, il Tawny, più invecchiato in botti di grandezza diversa tra loro, ed il Vintage, il più pregiato, sia per la qualità delle sue uve sia per il lungo invecchiamento (anche 40 o 50 anni).

portogallo-viaggiando-simpara-5

Dopo aver assaggiato il vino, bisogna assolutamente gustare anche la cucina locale! Delle tante specialità gastronomiche di Porto, non potevo fare a meno di provare la famosa Francesinha, un abbondante piatto ipercalorico a base di due fette di pane bianco farcite, nell’ordine, con bistecca di maiale, prosciutto e salsiccia. No, non è finita qui: il tutto è avvolto in uno strato di formaggio fuso, annaffiato con salsa alla birra e servito su un letto di patatine fritte. Boom!
artisti di stradaPer concludere in dolcezza (e con il colesterolo alle stelle) si deve provare uno dei tanti dolci nati in convento a base di uova, come il Toucinho do Céu, un dolce con zucchero, uova e mandorle.

Porto, da molti definita una città dal fascino decadente, a noi è sembrata allegra e piena di colore.
Non era l’effetto del Porto, davvero: grovigli di strade piene di negozietti, case colorate in successione come in un arcobaleno, azulejos alle pareti di chiese, stazioni e trattorie… e ancora la solarità degli artisti di strada, la semplicità della cucina locale e il suono delle chiacchiere in portoghese.
Anche stavolta credo che il mio sarà solo un arrivederci. Até logo, Porto! 😉

Porto di notte

Lisbona, la città dove l’autunno sembra estate

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Un dedalo di vie e vicoli che si inerpicano sulle sette colline della città, tram colorati di un giallo e rosso accesi che sferragliano a pochi centimetri dalle case e dai passanti, chiese, muri e locali ricoperti di azulejos meravigliosi: questa è Lisbona, una città dal fascino incredibile che ho visitato a fine ottobre. Nonostante il calendario mi ricordasse che eravamo già ad autunno inoltrato, il clima che mi ha accolta era a dir poco estivo: quasi 30 gradi, un paradiso per me che sono freddolosa 🙂

tram 28 a Alfama

A Lisbona ho trascorso 3 giorni in compagnia di un’amica che è come una sorella, soggiornando con Airbnb da una simpatica ragazza francese che ha scelto dopo l’Erasmus di rimanere qui: ecco la mia guida per visitare questa splendida città, che si snoda lungo il fiume Tago su sette colli, proprio come Roma.

La prima giornata va dedicata ad esplorare il centro storico: noi ci siamo spostate rigorosamente a piedi, pur sapendo che la città è tutta un continuo saliscendi. Questa particolare conformazione urbanistica rende la città ancora più bella tra ripidi vicoli, scalinate, discese vertiginose e punti panoramici che regalano viste spettacolari. Le attrazioni sono tantissime, ma molte possono essere ammirate da fuori oppure sono gratuite. Sì, Lisbona è una perfetta meta low-cost! 😉

Praça do ComércioDall’allegra Praça Martim Moniz, dove si trovano diverse fontane e bar all’aperto e su cui si affacciava il nostro alloggio, ci siamo dirette verso la Baixa, il cuore del centro storico ed uno dei pochi quartieri in piano che si sviluppa con strade ad angolo retto tra il Rossio e Praça do Comércio. La curiosa struttura regolare del quartiere è dovuta alle conseguenze del terribile terremoto del 1° novembre 1755, ossia uno tsunami che 40 minuti dopo la tremenda scossa si abbatté sulla parte bassa di Lisbona, cancellandone il quartiere. Il Marchese Pombal fece quindi riedificare la Baixa con una pianta a scacchiera, rispettando le norme antisismiche dell’epoca. Oggi la zona è il centro delle attività commerciali, e le varie strade prendono il nome dalle corporazioni di Lisbona o dai metalli preziosi. Qui si può passeggiare nelle grandi piazze come il Rossio, o Praça de Dom Pedro IV, su cui si affacciano antichi palazzi, o la Praça do Comércio, meravigliosa piazza con eleganti edifici che è collegata alla Baixa tramite un monumentale arco di trionfo, l’Arco Triunfal da Rua Augusta. Qui si trova anche un grande ufficio informazioni dove fare incetta di mappe e suggerimenti.

Le Ruinas do CarmoSempre nel quartiere della Baixa si trova l’imponente Elevador de Santa Justa, un ascensore del 1898 con cabine di legno e ottone che porta direttamente e senza troppa fatica al quartiere del Chiado, uno dei quartieri storici di Lisbona che un tempo era luogo di ritrovo di scrittori ed intellettuali come il poeta Fernando Pessoa. La sua statua in bronzo sta comodamente seduta all’esterno dello storico Café La Brasileira, dove abbiamo bevuto un ottimo caffè con un dolcetto locale.
Si può girovagare tra piazza Largo do Chiado e Rua Garrett, ammirando i teatri del quartiere come il Teatro da Trindade e il Teatro Naciónal de São Carlos, fino ad arrivare alle rovine del Convento do Carmo, risalente al 1389. Un tempo era la più grande chiesa gotica della città, poi il terremoto del 1755 la distrusse. Fu lasciata così proprio a memoria della tragedia, ed oggi ospita rappresentazioni teatrali all’aperto.
Sempre nel Chiado si trova la barocca Chiesa de São Roque, che all’interno è ricoperta di marmi, ori, dipinti e azulejos.

Dal Chiado ci si arma di buona volontà e si sale al Barrio Alto. Noi ci siamo state nel pomeriggio, prendendo parte ad un free walking tour guidato da Rafael, un ragazzo gentile e molto preparato. Per evitare le salite si può prendere l’Elevador da Glória in Praça dos Restauradores, l’importante è non perdersi la meravigliosa vista sulla città dal Miradouro de São Pedro de Alcantara.
Un altro Miradouro (punto panoramico) da cui godere di una vista mozzafiato sul Tago e sul Ponte 25 Aprile è quello de Santa Catarina e quello da Graça.

Miradouro da Graça

La vista dal Miradouro da Graça

Un altro punto panoramico sulla città è il Castello di São Jorge, vuoto al suo interno, per cui abbiamo deciso di non visitarlo. Il Forte domina il pittoresco quartiere dell’Alfama, unico quartiere rimasto praticamente indenne durante il terribile terremoto del 1 novembre 1755, e a mio avviso il più bello di tutta Lisbona. I suoi vicoli stretti e tortuosi fanno scoprire la Lisbona più autentica, tra chiacchiere di simpatiche signore portoghesi, negozi di artigianato locale e improvvisati tentativi di fado, la musica popolare tipicamente lisboeta. La cosa più bella qui è perdersi tra le viuzze e le piazzette e scoprire pittoreschi angoli nascosti.

Alfama

Uno scorcio dell’Alfama

Girovagando siamo arrivate al Monastero de São Vicente de Fora, con un bellissimo ingresso pittoresco. Al suo interno si trovano diversi chiostri, tutti rivestiti di meravigliosi azulejos che raccontano la vita della città di Lisbona nel 1600.
azulejosDall’ultimo chiostro si entra in un pantheon di antiche tombe, con la statua della madre piangente. Al primo piano invece si trova una raccolta unica di azulejos che raccontano 38 favole di La Fontaine, mentre salendo ancora si accede ai tetti ed alle terrazze, dalle quali si gode di una vista incomparabile a 360 gradi su tutta Lisbona. Dietro al complesso si trova campo Santa Chiara, che ospita la Feira da Ladra, il mercato delle pulci. Sempre in questo quartiere si trova la Cattedrale di Sé, una chiesa romanica costruita al posto di una grande moschea moresca, per simboleggiare il trionfo della cristianità sulla dominazione araba.

Per visitare la parte alta senza troppa fatica ed in una maniera altrettanto pittoresca siamo salite sullo storico Tram 28, che è un normale tram del trasporto pubblico. Merita una corsa sulle sue carrozze gialle e bianche seduti sulle panche in legno, ma bisogna salire presto per evitare le folle e le file infinite di turisti in coda alle fermate, possibilmente prendendo il Tram 28 dal capolinea, situato in Largo Martim Moniz. Un viaggio completo fino a Campo Ourique dura circa 40 minuti ed attraversa i quartieri di Baixa, Alfama, Barrio Alto e Graça: tantissime attrazioni si raggiungono a piedi dalle varie fermate del Tram 28, quindi si può anche considerare di utilizzarlo con un biglietto giornaliero dei trasporti e pianificare diversamente il proprio itinerario. Il tram passa con una frequenza di circa 10 minuti, ma non è l’unica linea di eléctricos ancora funzionante: ci sono anche la linea 15, 18, 25 e 12, che compie all’incirca lo stesso percorso del Tram 28, mentre la linea 15 conduce a Belém.

artista di strada

Artisti di strada… e di spiaggia!

Abbiamo dedicato il secondo giorno a Belém, l’antico borgo di pescatori ricco di meravigliosi monumenti storici ed artistici in stile manuelino, che si trova a circa 6 km a nord del centro salendo lungo la costa.
Mosteiro dos Jerónimos

Proprio da questo quartiere, un tempo comune autonomo, partì nel 1497 la spedizione di Vasco de Gama che lo portò a scoprire la via delle Indie.

Qui si possono ammirare il Palácio Nacional de Belém, il Monumento alle Scoperte o Padrão dos Descobrimentos e la Torre de Belém, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità: costruita nel 1515 con funzioni di difesa, mescola stili diversi come il gotico, il bizantino e il manuelino.

Un’altra meraviglia architettonica è il Mosteiro dos Jerónimos, costruito per celebrare l’impresa di Vasco de Gama, che è seppellito all’interno del monastero assieme agli scrittori Fernando Pessoa e Luìs de Camões. Anche qui l’architettura manuelina la fa da padrona, con un meraviglioso porticato interno ed il refettorio che per secoli ha ospitato i Geronimi, monaci che assistevano e confortavano i marinai.

Torre de Belém

Noi siamo arrivate a Belém giusto in tempo per fare colazione nella storica pasticceria Antiga Confeitaria de Belém, dove abbiamo finalmente gustato i famosi pastéis de Belém, ossia pasticcini di pasta sfoglia riempiti di morbida crema cotta al forno. La pasticceria è famosa per aver custodito e tramandato la ricetta dei pastéis de nata, chiamati pastéis de Belém se prodotti da questa pasticceria, direttamente dai monaci Geronimi, e perché sforna in continuazione i pastéis più buoni di tutta Lisbona.
Pastéis de BelémSeguendo i consigli delle guide, ci siamo sedute ad un tavolino, evitando la coda per comprare i pasticcini da asporto e gustando i pastéis serviti ancora tiepidi: la sala interna è meravigliosa, interamente decorata da azulejos bianchi e azzurri, ed i camerieri cordiali sono velocissimi.

Terminate le visite, prima di riprendere il tram verso Lisbona abbiamo pranzato da Pão Pão Queijo Queijo, un localino in cui un giovane team multiculturale prepara velocemente ricchi ma economici panini e insalate d’asporto o da gustare al piano superiore, tra piastrelle dipinte con proverbi locali.

Per terminare l’argomento cibo, non si può non assaggiare le tipicità locali, come il Bacalhau à Brás, baccalà sfilettato ed amalgamato con cipolla, uova, patate, olive nere e prezzemolo, e concludere il pasto con la Ginjinha, il liquore all’amarena che noi abbiamo apprezzato nelle coppettine in cioccolato del minuscolo locale Ginginha do Carmo.

Il terzo giorno abbiamo preso il treno dalla bella stazione di Rossio e siamo andate a Sintra, a 30 km da Lisbona, ammirando tutto il giorno i suoi magnifici palazzi e castelli, per terminare poi la giornata e la nostra avventura a Lisbona nel punto più a ovest d’Europa, a Cabo da Roca, ammirando un tramonto speciale.

Sintra, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, è stata in passato la zona di villeggiatura di re, nobili e ricchi borghesi: palazzi stravaganti, coloratissimi e sfarzosi dall’atmosfera quasi fiabesca si amalgamano ad una natura rigogliosa. Se tornassi indietro nel tempo (o se tornerò a Sintra in futuro), probabilmente dedicherei più tempo a questa zona, davvero bella ma impegnativa in quanto a tempo ed a risorse economiche: ogni castello ha un suo biglietto d’ingresso, piuttosto costoso, ed è impossibile visitarli tutti in una giornata. Noi abbiamo preferito prendere il biglietto dell’autobus hop on-hop off, che ci ha permesso di raggiungere 3 palazzi da fuori (purtroppo se non si visitano sono difficili anche solo da ammirare) e di raggiungere Cabo da Roca in serata.

Sintra

Il centro di Sintra

Nel centro di Sintra, che vale la pena visitare per il suo intricato dedalo di stradine pittoresche, si trova il Palacio Nacional de Sintra, un palazzo medioevale con due curiosi comignoli. Ci sono poi il coloratissimo Palácio Nacional da Pena con il suo ampio parco, il Castelo dos Mouros con le sue rovine, la villa ottocentesca Quinta do Regaleira circondata da giardini stravaganti, e ancora il Palácio de Seteais, il Palácio de Monserrate e la Baia di Cascais.

faro a Cabo da RocaA soli 18 km da Sintra all’interno del parco naturale di Sintra-Cascais si trova Cabo da Roca: in questo luogo apparentemente desolato si trovano solo un faro a picco sull’oceano, un promontorio con alte falesie ed un monumento in pietra che segna il punto più a ovest del continente europeo. Un tempo si pensava che qui finisse il mondo! Seduta sulle falesie del promontorio con lo sguardo rivolto all’orizzonte ho ripensato alla frase del poeta portoghese Luís Vaz de Camões incisa sul monumento, “Qui… dove la terra finisce e comincia il mare”, riflettendo su quanto l’uomo abbia scoperto nel corso dei secoli attraverso i viaggi e le esplorazioni, affrontando spesso la paura dell’ignoto.

Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa…

Anche se il tempo in questa giornata è stato piuttosto tiranno, sfuggendoci troppo velocemente, siamo riuscite ad arrivare a Cabo da Roca in tempo per goderci un tramonto mozzafiato: l’emozionante epilogo della nostra prima tappa in Portogallo.

tramonto a Cabo da Roca